Page 229 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              227

                    del 6° bersaglieri (Mannini) istruzioni di tenersi pronti ad intervenire al suo
                    primo cenno in sostegno dei battaglioni in linea.
                      Alle sei, colle prima luci dell’alba, il nemico iniziò il bombardamento. Il
                    Monte Berico si dispose in plotoni affiancati, uomini a terra, baionetta innastata.
                      Il tiro, violentissimo, durò, intervallato, fino alle ore 10. Seguì un tragico
                    silenzio.
                      Il comandante del Monte Berico dopo qualche tempo, privo di ordini e pre-
                    occupato per aver visto in basso alle sue spalle strani movimenti, salì di corsa
                    per avere notizie, fino alla baracca del comando di linea. Ma la trovò vuota.
                    Vide invece sulla vetta profilarsi sagome di uomini che discesero il monte di
                    qualche decina di metri, piazzarono mitragliatrici verso il nostro versante e
                    aprirono il fuoco.
                      Nessun dubbio era più possibile.
                      Reina discese allora, cupo, al luogo dov’era ammassato il battaglione, e ai
                    suoi che lo interrogavano, muti, disse una sola risposta: avanti.
                      Il Marconi rievoca con molta efficacia l’epico episodio così:
                      «Rivedemmo sorgere il quadro di Caporetto e fummo tosto risoluti a non
                    parteciparvi. L’estremo dovere fu chiaro nell’animo di ognuno, cessato il tu-
                    multo della vita; nei morituri la decisione era semplice e netta, la via da battere
                    unica. Se tutti cedevano, gettarsi contro il nemico e vendere bene l’ultima ora;
                    ciascuno aveva fatta la morte in sé prima che il corpo cadesse.
                      Il battaglione partì volontariamente al contrattacco; a sinistra, verso la sella
                    fra il Tondarecar e il Badenecche, la compagnia complementare; poi verso
                    destra i monconi delle tre compagnie, nell’ordine 143 , 108 , 93 .
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                      Per terreno prativo a sinistra, roccioso a destra, partì l’impeto.
                      Gli ufficiali erano in piedi, in testa alle truppe, come a chiedere primi l’o-
                    nore di morire. Le truppe serrate e serene avanzavano nell’ordine e nessuno
                    rimase per suo volere indietro.
                      Lo stretto fuoco delle mitragliatrici non arrestò l’impeto per quanto le file
                    ne fossero diradate.
                      A sinistra la complementare si lancia sulle prime trincee: giunge di volo al
                    corpo a corpo. Di fronte al disperato impeto, all’anello che si chiude colle altre
                    compagnie venienti, il nemico cede: molti prigionieri sono in mano nostra, ma
                    i più sono uccisi sul posto.
                      Liberiamo parecchi bersaglieri catturati poco prima, inchiodiamo una mi-
                    tragliatrice.
                      Gli avversari ci fulminano cedendo lentamente: nasce una feroce mischia
                    senza voce, in cui solo l’ansar rauco dei combattenti si sente; le file sono di-
                    mezzate.
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