Page 319 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               317

                    COmandO supremO, 4 nOvembre 1918, Ore 12

                       La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re,
                    duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il
                    24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta
                    ed asprissima per 41 mesi è vinta.
                        La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale
                    prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi,
                    una czecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni
                    austroungariche, è finita.
                      La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d’armata su Trento,
                    sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad
                    occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV,
                    ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria.
                      Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, dell’VIII, della X ar-
                    mata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico
                    fuggente.  Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa
                    della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già
                    vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
                      L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissi-
                    me nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perdute
                    quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi
                    magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila
                    prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.  I resti
                    di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e
                    senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.


                      Armando Diaz
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