Page 317 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La  vittoria                               315

                    giubbe, inzuppati dalla pioggerella autunnale, che dura da giorni, e chiazzati
                    dal fango dei campi sconvolti dalla guerra da cui siamo partiti in fretta e furia,
                    diamo a quella massa di povera gente priva di tutto, affamata, ma indomita, il
                    senso di una ricchezza, di un’abbondanza di cui tra poco anch’essi potranno
                    godere il beneficio. Emerge nel nostro gruppo l’imponente mole di Baccio
                    Bacci, corrispondente de «La Nazione» di Firenze. La sua facciona sorridente
                    innamora le donne. Gli si avventano addosso con un impeto che non riesce a
                    respingere. Lo baciano, lo accarezzano, lo toccano. Egli incarna l’abbondanza
                    italiana, il pane che molti hanno dimenticato, il benessere. Una madre lo co-
                    stringe a prendere in braccio il figlio: «La vardi sto povero picio! Ga fame! La
                    ghe dia un baso». E un’altra: «Vegnirà le barche co la farina?».

                      Abbiamo portato la redenzione: la città piange e gioisce in ginocchio; ma
                    ha fame. Bisogna far presto. Ce Io ha detto anche il Governatore.
                      I bersaglieri... Usciti dalle chiatte, dopo un tentativo di schieramento sulla
                    riva, hanno rotto le file e si sono perduti nella fiumana. In breve i loro elmetti
                    sono rimasti senza pennacchio. Ogni ragazza ha una piuma portafortuna infi-
                    lata nei capelli.
                      Col calar della sera la pioggerella si fa sempre più fitta. Il famoso “caligo”
                    della rada triestina non è mai stato così denso, vischioso, estenuante. Ma la
                    gente non se ne accorge. Né la stanchezza, né la fame vincono la sua felicità.
                    E anche nel cuore della notte vediamo le finestre delle case aperte e illuminate
                    e dagl’interni ci giungono grida di giubilo e canti d’amore.
                      Domattina il Governatore salirà sul colle capitolino per l’offerta delle armi
                    al Santo della città. Sulla torre millenaria verrà issata per la prima volta la
                    bandiera tricolore trapunta, nei giorni dell’ansiosa attesa, dalle donne triestine.
                      Dio voglia che non debba essere ammainata mai piú!


                                                              Rino Alessi, Dall’Isonzo al Piave.
                                                Lettere clandestine di un corrispondente di guerra.
                                                        Milano, Mondadori, 1966, pp. 278 – 304.
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