Page 122 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   cato le relazioni diplomatiche col Regno di Sardegna - fu indotto dall’accor-
                   ta politica del conte di Cavour ad inviare un ultimatum, che fu una vera di-
                   chiarazione di guerra e che assicurò al Piemonte l’aiuto di Napoleone III,
                   nonostante l’opposizione di gran parte dell’opinione pubblica francese. E, il
                   29 aprile, le truppe dell’Armata del generale Gyulai passarono il Ticino.
                      Sin dal mese di marzo, non appena il governo sardo fu informato che l’Au-
                   stria aveva richiamato uomini dal congedo per rinforzare i corpi del Lombar-
                   do-Veneto e spostato truppe verso il confine, era iniziata in Piemonte la mo-
                   bilitazione.
                      Già le unità dell’esercito erano state aumentate con numerosi volontari ac-
                   corsi nel Regno delle varie regioni d’Italia e specialmente dal Lombardo-Ve-
                   neto e dai Ducati: e questa fu appunto la causa occasionale dell’ultimatum del
                   Gabinetto di Vienna. Con parte di questi volontari il conte di Cavour aveva
                   pensato di costituire, a fianco dell’esercito regolare, un esercito di volontari,
                   il quale facesse «l’ufficio del pesciolino che precede e spiana dappertutto il
                   passo alla balena», com’egli soleva dire. Questo esercito doveva accogliere nel-
                   le proprie file quanti italiani mettevano «a cima dei loro pensieri» l’indipen-
                   denza della patria, qualunque fossero i loro precedenti politici, purché «sce-
                   vri di ogni macchia di disonestà».
                      I volontari, cui venne dato il nome di Cacciatori delle Alpi, furono inviati
                   dapprima al deposito di Cuneo, al comando di Enrico Cosenz - il valoroso di-
                   fensore di Marghera - col grado provvisorio di tenente colonnello e alla dipen-
                   denza del generale Cialdini. In seguito furono creati altri due depositi a Savi-
                   gliano, al comando, rispettivamente, di Giacomo Medici - l’eroe del Vascello
                   - e di Nicola Ardoino - veterano del ‘21, delle guerre di Spagna e comandan-
                   te un reggimento della brigata Fanti nel ‘49 - anch’essi col grado provvisorio
                   di tenente colonnello. Ai Cacciatori delle Alpi furono uniti, come reparto a sé,
                   una cinquantina di carabinieri genovesi, armati di ottime carabine.
                      Garibaldi, chiamato a Torino dal Re, fu nominato, con le funzioni di mag-
                   gior generale, comandante di questi volontari che il 24 aprile vennero incor-
                   porati nell’esercito sardo, come lo furono i Cacciatori degli Appennini che si
                   stavano organizzando in un quarto deposito ad Acqui.
                      Del prestigio di cui Garibaldi già godeva, anche presso le maggiori autori-
                   tà politiche e militari, fanno fede le espressioni di grande considerazione con
                   cui Cavour e Cialdini gli scrivevano in quei giorni: il primo dichiarandogli
                   come il governo confidasse che l’esperienza e l’abilità di lui e l’energica disci-
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