Page 127 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1859 125
agire sulla destra austriaca al lago Maggiore, nel modo che meglio avesse credu-
to. In sostanza, sventata la minaccia su Torino, sarebbe stato suo compito da
un lato di tener divisa l’attenzione del nemico, obbligandolo a staccar forze e
ad indebolire il grosso dell’esercito, e dall’altro di tener desta l’insurrezione sui
fianchi e sul tergo del nemico stesso.
Il giorno 9, arrivata la Brigata a Bròzolo, Garibaldi si recò a Torino a con-
ferire col conte di Cavour, ministro della guerra, e il 10 era a Chivasso: qui si
riunirono i tre reggimenti e si recarono a S. Germano, ad una quindicina di
chilometri ad ovest di Vercelli, a disposizione del generale Ettore de Sonnaz,
comandante provvisorio delle truppe sulla Dora, secondo gli ordini ricevuti
dallo stesso conte.
Il 16 maggio, svanito ogni pericolo di avanzata nemica su Torino e sciol-
to quel comando provvisorio, Garibaldi ebbe ordine di raggiungere senz’altro
Biella, per eseguire le operazioni ordinategli dal Re. E così il condottiero si
trovò libero nelle sue manovre, posizione - com’ebbe poi a scrivere - che gli va-
leva un tesoro.
Il 18, l’intera Brigata fu trasportata a Biella per ferrovia e collocò subito gli
avamposti verso Gattinara e verso Vercelli. Ai militi il generale concesse un
giorno di riposo, del quale approfittò per recarsi ad Andorno, alla casa nata-
le di Pietro Micca. Per alleggerire la truppa, nelle rapide marce ch’egli preve-
deva, ordinò di lasciare gli zaini e di praticare nei cappotti due saccocce di te-
la, nelle quali riporre gli oggetti più necessari.
A mezzodì del 20, Garibaldi partì coi suoi da Biella, pernottò a Gattinara,
il 21 passò la Sesia a Romagnano, sopra un ponte volante, provvisoriamente
costruito dagli abitanti, e si trasferì a Borgomanero. L’indomani si spinse si-
no ad Arona, da dove, dopo breve sosta, svoltò verso sud, arrivando la notte
a Castelletto. Per trarre in inganno il nemico aveva ordinato si preparassero
alloggi e viveri ad Arona, a Mèina e in altri paesi del lago. I volontari, arriva-
ti dunque ad Arona credendo di pernottarvi, erano invece stati messi in mar-
cia, calata la notte, per altre tre ore e in direzione opposta, a celere passo, sen-
za soste, nel più rigoroso silenzio e col divieto persino di accendere fiammi-
feri. Fu quello un abilissimo stratagemma di guerra, ben pensato e meglio
condotto, mercé soprattutto la rapidità e la segretezza delle mosse.
Sulla mezzanotte dal 22 al 23 le prime due compagnie del reggimento Me-
dici - e con esse il generale stesso - passarono silenziose il Ticino su barche au-

