Page 128 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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striache, delle quali con grande ardire si era impadronito il «prode e intelli-
gente» Simonetta, nativo dei luoghi e che con le poche sue guide aveva pre-
ceduto la colonna, rivelando subito l’abilità di un provetto ufficiale di caval-
leria. A Sesto Calende una quarantina di gendarmi e di finanzieri austriaci fu-
rono completamente sorpresi e fatti prigionieri. Ristabilito il ponte girevole
ritirato dagli imperiali, l’intera brigata - un 3.200 fucili e 50 cavalli - passò
sulla riva lombarda, che molti di quei volontari, esuli dal ‘48, ricalcarono con
intensa commozione.
Bene scelta fu la località per invadere il territorio lombardo. Essendo il la-
go dominato dai piroscafi austriaci e Laveno fortemente presidiata, Sesto era
la località più acconcia per recarsi a Varese, che, per trovarsi sulla strada di
Corno e non lungi dalla Svizzera, Garibaldi aveva scelto perché fosse la pri-
ma ad insorgere, secondo la parola d’ordine dello stesso Cavour che - pre-
mendogli di mostrare, soprattutto ai Francesi, la parte che il popolo prende-
va alla guerra nazionale - gli aveva telegrafato: «Insurrezione generale ed im-
mediata».
Per avere una chiara idea della calma audacia del condottiero dei volonta-
ri, ormai abbandonato a se stesso, bisogna considerare che le animose sue
truppe passarono la Sesia il 21 maggio, mentre l’Armata sarda non lo fece che
il 30, e il Ticino il 23, mentre gli Alleati lo passarono in forze solo il 4 giu-
gno. E si osservi anche con quale abilità tutto predispose perché il nemico fos-
se tratto in inganno sulle località del suo passaggio in terra lombarda e soprat-
tutto con quale segretezza condusse l’impresa, al punto che nulla ne trapelò al-
lo stesso Carrano, suo capo di Stato Maggiore, sicché la sorpresa riuscì a pieno.
Il pomeriggio dello stesso giorno 23, la Brigata, per la via secondaria di
Corgeno, Varano e Bodio, marciò su Varese, dove arrivò di notte, sotto piog-
gia dirotta, accolta dall’entusiasmo delirante della popolazione. Garibaldi fu
attorniato e portato quasi in trionfo, memori ancora i Varesini delle sue gesta
pressoché miracolose del ‘48 in quelle stesse contrade.
A Sesto Calende era rimasta a guardia di quel passo la compagnia De Cri-
stoforis, a Castelletto il maggiore Ceroni con pochi ritardatari, mentre il bat-
taglione Bixio del 3° reggimento doveva riconoscere il terreno collinoso, sul-
la sinistra della colonna, verso il lago Maggiore, per Lentate e Brebbia, sino a
S. Andrea, tra Laveno e Gavirate. Una compagnia di questo battaglione do-
veva recarsi ad Angera sul lago per tentare d’impadronirsi del vapore lacuale

