Page 132 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 130








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                   nessuna probabilità di ferire. Ripeterò ciò che dissi tante volte: i molti tiri in-
                   sudiciano i fucili, vuotano le giberne, scoraggiano i nostri, che non vedono
                   mai cader nemici, incoraggiscono il nemico, lo agguerriscono contro i nostri
                   inutili tiri e ci lasciano, io per il primo, vergognati di aver dei compagni di-
                   sprezzati... Ricordiamo tutti la baionetta che è sempre quella che decide del-
                   le battaglie».
                      Anche con le armi odierne queste massime conservano intera la loro fre-
                   schezza.
                      Se gli Imperiali seppero, con innegabile abilità, sottrarsi all’audace insegui-
                   mento dei garibaldini, elettrizzati dalla presenza del generale e condotti da
                   uomini della tempra di Cosenz, di Medici e di Bixio, non va taciuto che qui,
                   come in seguito, essi furono vinti soprattutto per il timore e persino il terro-
                   re - del tutto ingiustificato - che loro incuteva il nome di Garibaldi, sul qua-
                   le correvano anche stranissime leggende, quasi fosse un indemoniato.
                      L’indomani mattina, senza porre tempo in mezzo per non dar tregua al ne-
                   mico, Garibaldi mise in marcia le truppe per lo stradale che porta a Como.
                   Dopo un sei chilometri, giunto a Malnate, fu informato che gli Imperiali ave-
                   vano gli avamposti sul torrente Lura, oltre Olgiate, 13 chilometri circa da Co-
                   mo, col grosso a Civello. Il maresciallo Urban invece, rinforzatosi con altre
                   truppe a Como, aveva collocato gli avamposti più indietro, con la destra sulle
                   alture di San Fermo, un quattro chilometri ad occidente di Como, la sinistra
                   contro lo stradale, verso Civello, e la riserva a Lucino. Garibaldi potè così far
                   continuare la marcia sino a Solbiate, per altri 10 chilometri, e quindi fermò il
                   grosso, mentre il 1° reggimento, che era in avanguardia, metteva gli avamposti
                   di marcia all’altezza del cimitero di Olgiate. Consumato il rancio, il grosso rag-
                   giunse, poco dopo mezzodì, l’avanguardia ad Olgiate.
                      Proseguire per lo stradale, con le alture insidiose sulla sinistra ed il piano co-
                   perto sulla destra, sarebbe stato fare il gioco del nemico, che di qui si attende-
                   va l’attacco, e pertanto Garibaldi, come era uso, manovrò. Mentre il tenente co-
                   lonnello Cosenz ritirava con molta abilità gli avamposti, gli altri due reggimen-
                   ti, senza che il nemico lo sospettasse, sfilarono inosservati a sinistra, fra le colli-
                   ne, e per Gironico e Parè arrivarono poco dopo le 15 a Cavallesca, sulla strada
                   che per San Fermo scende a Como.
                      In tal modo il generale, mettendosi in grado di piombare su Como dall’al-
                   to, tendeva pure ad avvicinarsi alla sponda occidentale del lago, dove 800 gio-
                   vani, rifugiatisi sui piroscafi lacuali, avrebbero potuto raggiungerlo per la via dei
                   monti.
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