Page 136 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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ventù», Giovanni Visconti Venosta, che, come commissario regio per la Lom-
bardia, seguiva il generale. Egli ci dice che «uno degli spettacoli caratteristici
e commoventi di quei giorni era l’entusiasmo, la foga irresistibile con cui la
gente accorreva sulle orme garibaldine o si levava come mossa da un turbine
se compariva Garibaldi, il quale, quando attraversava un paese, sebbene allo-
ra non portasse la camicia rossa - vestiva la divisa di generale sardo - non si
sarebbe detto che fosse un generale, ma il capo di una religione nuova, segui-
to da turbe fanatiche. Né meno degli uomini erano entusiaste le donne, che
portavano perfino i loro bambini a Garibaldi perchè li benedicesse o li bat-
tezzasse! A queste turbe che gli si affollavano intorno, Garibaldi soleva rivol-
gere la parola con quella sua bellissima voce, che aveva pure la sua parte nel
fascino ch’egli esercitava. Fra lui che parlava e la folla che l’ascoltava c’era co-
me una corrente magnetica. Detta da lui ogni cosa, fosse pure la più sempli-
ce, aveva effetto smisurato».
Con l’avanzarsi della Brigata, si andavano allungando le sue comunicazio-
ni col territorio sardo, da dove doveva rifornirsi, oltre che di munizioni, an-
che di armi per i nuovi volontari che si organizzavano nel Varesotto e nel Co-
masco. Garibaldi attendeva pure dal lago Maggiore due sezioni di obici da 12,
inviategli finalmente dal ministero della guerra, incontro alle quali già aveva
mandato il tenente Griziotti con alcuni volontari - tra questi Ippolito Nievo
- per tentare di farli passare sulla riva lombarda del lago.
Occorreva pertanto, prima di procedere oltre, assicurarsi meglio le comu-
nicazioni stesse, minacciate dal forte e dal presidio di Laveno e costituire una
base sul lago Maggiore, approfittando di quel momento di calma succeduto
alla precipitosa ritirata del nemico. Il generale, insofferente di immobilità,
fatte riposare le truppe per tutta la giornata del 28, non esitò a farle ricalcare
l’indomani i 28 chilometri da Como a Varese, per proseguire il giorno se-
guente alla volta del lago Maggiore e cercare d’impadronirsi di Laveno e del
suo forte che dominava il lago.
Inviata una compagnia a Lecco per sostenervi l’insurrezione e lasciatane
un’altra a Como unitamente a Gabriele Camozzi, incaricato dell’organizza-
zione militare, il 29 mattina, senza confidare ad alcuno i propri intendimen-
ti, si avviò col resto dei suoi - non più di 2.900 - alla volta di Varese. Qui era
giunta l’attesa artiglieria da montagna, ma sprovvista di artiglieri, di muli e di
materiali per il someggio: Griziotti provvide ad istruire alcuni volontari e a far
trainare i pezzi alla meglio.

