Page 135 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      133




                      vano combattuto da vecchi soldati, furono a pieno riconosciuti ed elogiati dal
                      comando dell’Armata sarda nell’ordine del giorno dell’8 giugno col quale ve-
                      niva conferita la medaglia d’oro al valore militare al generale e numerose ri-
                      compense al valore ad ufficiali e cacciatori.
                         Se dal lato tattico il risultato dei brillanti combattimenti di Varese e di S.
                      Fermo non fu cospicuo, date le poche forze impegnate, considerevolissimo fu
                      per contro il risultato strategico, perché specialmente l’occupazione di Como
                      da parte di un condottiero come Garibaldi, che si supponeva alla testa di 10-
                      12.000 volontari, costituì una gravissima minaccia per le comunicazioni de-
                      gli imperiali, i quali furono indotti a spostare su Milano l’intero I Corpo del
                      maresciallo Clam-Gallas, che già era stato diretto su Piacenza, dove si teme-
                      va il principale attacco degli alleati. Si può pertanto dire che 3000 volontari
                      abbiano tenuti in scacco, oltre le tre Brigate della Divisione Urban, un Cor-
                      po d’armata completo.
                         Come Varese costituisce un bell’esempio di combattimento difensivo, l’a-
                      zione di S. Fermo, che Garibaldi preparò e diresse con quel calmo ardimen-
                      to che era una sua seconda natura, costituisce un chiaro esempio di combat-
                      timento offensivo. Invece di attaccare l’avversario che sbarrava lo stradale di
                      Como, il generale lo tenne preoccupato con un alacre servizio di avamposti
                      di marcia, ritirati poi con grande accortezza e marciò col grosso delle forze per
                      vie traverse contro la destra dello schieramento austriaco. Minacciò anche qui
                      il nemico alle ali mentre ne sfondava il centro e poi, con la maggior parte del-
                      le forze tenute alla mano, completò il successo irrompendo sull’avversario or-
                      mai scosso, il quale non trovò altro scampo che nella celerità della ritirata e
                      nello sfruttamento - dati i tempi, abilissimo - dei mezzi ferroviari, tenuti
                      pronti alla bisogna.
                         La condotta tattica dei giovani militi non poteva essere migliore. Per dirla
                      all’incirca con le espressioni di Nino Bixio in una lettera alla consorte, la mar-
                      cia, il combattimento e l’ardire dei cacciatori ebbero dello straordinario e i ca-
                      rabinieri genovesi superarono tutto quello che ragionevolmente ci si poteva
                      attendere da essi. Garibaldi non parlava che a segni e i cacciatori si precipita-
                      vano come un torrente.
                         Se grande in queste azioni ci si appalesa il prestigio morale che i garibaldi-
                      ni e il loro duce avevano ormai acquistato sul nemico, superiore assai di for-
                      ze materiali, non meno grande si rivela l’ascendente del condottiero sui vo-
                      lontari e sulle masse. Ce ne da un quadro suggestivo, nei suoi «Ricordi di gio-
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