Page 139 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 137








                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      137




                         Quell’impresa la si disse pure una diversione eseguita d’intesa col conte di
                      Cavour, per attirare la Divisione Urban verso nord, affinchè non arrivasse in
                      tempo a prendere parte all’imminente battaglia, che si combattè poi il 4 giu-
                      gno a Magenta: e se questo era lo scopo della manovra, esso fu raggiunto, co-
                      me vedremo.
                         La sorpresa del forte di Laveno, ben pensata, venne eseguita con un ardi-
                      mento che fa onore ai volontari. Le imprese di notte, specialmente l’attacco
                      di opere fortificate e quando il buio è completo e il terreno pressoché ignoto,
                      sono, come ognuno sa, difficilissime: basta il più piccolo contrattempo per
                      farle fallire, perciò vanno studiate e preparate anche nei più minuti particola-
                      ri: fece difetto il tempo, mentre la pioggia continua impedì di osservare il ter-
                      reno di giorno, almeno da lontano. Le azioni notturne, oltre che di disguidi
                      e di malintesi, sono spesso causa anche d’inevitabili atti d’indisciplina, che
                      pare non siano mancati in quella notte, tanto che Garibaldi - severissimo
                      sempre nel mantenere l’essenza della disciplina - mentre encomiò i cacciato-
                      ri per il loro ardire, rilevò come si fosse manifestato nei corpi qualche atto
                      d’insubordinazione che, continuando, l’avrebbe indotto a cominciare «colla
                      fucilazione».
                         Anche qui, come già si è detto altrove, Garibaldi aveva fatto affidamento
                      sulla propria audacia e sull’ascendente che aveva sul nemico. Questo si avan-
                      zò sino a Varese, ma non osò proseguire su Laveno e addossare i volontari tra
                      il lago e i monti della Svizzera.

                         Il maresciallo Urban, dopo la celere ed abile ritirata del 27 su Monza e
                      Rho, si era rinforzato e, informato che Garibaldi aveva abbandonato Como
                      dirigendosi su Varese, il giorno 30 si era avanzato su Gallarate e Tradate con
                      l’intera Divisione composta di tre Brigate.
                         Il 31, mentre Garibaldi arrivava a Laveno, l’Urban si presentava avanti a
                      Varese e «per giusta punizione del suo contegno politico» ossia per le manife-
                      stazioni d’italianità cui erasi abbandonata, le inflisse una immediata contri-
                      buzione di tre milioni di lire austriache, tremila buoi, il tabacco, i sigari ed il
                      cuoio che si trovavano nel paese. Inoltre a garanzia dell’effettuazione delle
                      contribuzioni e della pubblica tranquillità pretese la consegna, come ostaggi,
                      di dieci possidenti del luogo. Dopo di che cannoneggiò la città e vi restaurò
                      il governo imperiale.
                         La sera stessa del 31 Garibaldi seppe dell’entrata di Urban a Varese.
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