Page 143 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 141








                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      141




                      domani della battaglia di Magenta, che aprì agli alleati la strada di Milano.
                         Pare che sin dalla mattina del giorno 3 il tenente colonnello Medici con-
                      sigliasse al generale di marciare senz’altro su Milano: consiglio da prode, ma
                      che Garibaldi - tempestivo sempre, nonostante il naturale ardimento che lo
                      rendeva impaziente di agire - non accolse. E come avrebbe potuto con forze
                      tanto esigue ed affaticate attaccare una città bastionata, che poteva avere un
                      forte presidio - nel fatto era sguarnita - senza nulla conoscere di quanto nel
                      frattempo stava accadendo sul teatro principale delle operazioni?
                         La notte sul 6 giugno, lasciato il maggiore Ceroni al comando militare di
                      Como, imbarcò la Brigata su quattro piroscafi e la trasferì a Lecco, facendosi
                      fiancheggiare per via di terra dalle guide a cavallo del capitano Simonetta. Da
                      Lecco si mise in marcia senz’altro alla volta di Caprino e Pontida, con l’inten-
                      zione di tentare un colpo di mano su Bergamo. Con ciò il condottiero con-
                      tinuava senza posa a precedere l’Armata alleata di parecchie tappe, piantando
                      la bandiera d’Italia sempre più avanti sul suolo redento, promovendo insur-
                      rezioni e molestando il nemico sul fianco.
                         Il 7 mattina si avviò dunque su Bergamo, che sapeva tuttora occupata in
                      forza dal nemico, marciando di una tappa circa alle spalle della Divisione Ur-
                      ban. Questa Divisione si era ritirata il giorno 4 da Gallarate a Busto Arsizio,
                      dirigendosi, dopo la battaglia di Magenta, sul Lambro a Canonica. Fu nel po-
                      meriggio del giorno 6 che, nei pressi di Lainate, per poco non le venne taglia-
                      ta la ritirata da un distaccamento celere di cavalleria, bersaglieri e artiglieria.
                      Quel giorno stesso Garibaldi, informato dal generale Durando della presen-
                      za dell’Urban a sud di Como, non potendo da Lecco concorrere all’insegui-
                      mento, aveva inviato esploratori sulle sue tracce, nel mentre la Brigata prose-
                      guiva su Caprino.
                         Nella marcia verso Bergamo, Garibaldi si fece precedere sul Brembo, a
                      Ponte S. Pietro, dal battaglione Bixio, il quale scambiò qualche fucilata con
                      posti del nemico, che le informazioni riferivano in Bergamo con numerosa
                      fanteria e artiglieria. Svanita pertanto la speranza di un colpo di mano, so-
                      prattutto per la insufficiente artiglieria, Garibaldi rimontò con la Brigata il
                      Brembo, fermandosi ad otto chilometri circa a nord-ovest di Bergamo, ad Al-
                      menno. Fu qui che gli si unirono Teleky e Türr - già colonnelli della libera
                      Ungheria, insorta nel ‘49 contro gli Austriaci - che il conte di Cavour gli ave-
                      va inviato perché facessero parte del suo Stato Maggiore.
                         Saputo nella notte da due guide - Curo e Nullo - entrate di nascosto a Ber-
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