Page 146 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   se, a Como, e a Lecco. Era intento di Garibaldi di portare, al più presto, a
                   quattro i battaglioni dei suoi reggimenti, che ne avevan tuttora due e di for-
                   za assai esigua. Tuttavia, non appena ebbe sentore che il governo sardo avreb-
                   be presto indetto la leva della classe del ‘39 in Lombardia, chiese al ministe-
                   ro della guerra istruzioni precise, cui si sarebbe strettamente attenuto perchè
                   - com’ebbe a scrivere al conte di Cavour - se gli era caro che la Brigata ai suoi
                   ordini si rifacesse e si accrescesse per il solo fine di poter meglio servire alla
                   nobile causa alla quale tutti insieme tendevano, era suo desiderio che l’arruo-
                   lamento dei Cacciatori delle Alpi non cagionasse impaccio alla coscrizione
                   per l’esercito stanziale. Elevatezza di sentimento questa, pari al sublime altrui-
                   smo e allo sconfinato amor patrio che gli faceva sempre posporre l’utile suo e
                   dei suoi a quello della grande causa nazionale per cui gli Italiani impugnaro-
                   no tante volte le armi.
                      Giunto all’osteria Canzona, al bivio della stradale di Brescia con la strada
                   per Martinengo, il generale fece continuare la marcia su Palazzolo al reggi-
                   mento Cosenz, mentre egli stesso con il resto della Brigata si avviò su Marti-
                   nengo, nell’intento di molestare la ritirata della Divisione Urban, la quale
                   quel giorno 11 contava 15.000 uomini. Nello stesso tempo ordinò al tenen-
                   te Pisani di recarsi subito a Brescia, dove l’abile ufficiale entrò all’alba del 12,
                   occupò il castello, aprì senz’altro arruolamenti volontari e, con l’aiuto dei cit-
                   tadini, ordinò la difesa, in attesa dell’arrivo della Brigata. Questa, essendosi le
                   truppe dell’Urban ritirate col resto dell’Armata verso sud-est, si raccolse la se-
                   ra del 12 a Palazzolo, nell’intento di proseguire la notte su Brescia, giacché,
                   nonostante la stanchezza dei volontari, premeva a Garibaldi di recarvisi subi-
                   to per minacciare la ritirata del nemico e propagare la rivoluzione sul fianco
                   e a tergo di esso.
                      Non poca fu la preoccupazione degli imperiali alla notizia dell’occupazio-
                   ne di Brescia per parte di quei pochi volontari. Siccome l’ala destra dell’Ar-
                   mata austriaca stava a Chiari e a Coccaglio, il tenente Pisani veniva a trovar-
                   si 20 km. dietro le spalle del nemico, il quale - ci narra la relazione ufficiale
                   austriaca - fu informato trattarsi nientemeno che di 12.000 uomini agli ordi-
                   ni di Cialdini e di Garibaldi! In seguito a questa notizia Gyulai, temendo che
                   i Corpi d’armata della propria ala destra venissero attaccati durante la marcia
                   stabilita per il giorno 13, modificò gli ordini dati, ritardando di un giorno lo
                   schieramento dell’Armata sulla linea del Chiese.
                      La notte i volontari, benché spossatissimi, si posero in marcia alla volta di
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