Page 151 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1859 149
i garibaldini. Il che prova che l’azione audace di essi, che minacciava di avvi-
luppare il fianco destro dell’Armata imperiale, aveva gettato subito un certo
allarme nel campo nemico. Il giorno dopo, al quartiere generale di Gyulai si
credette che il combattimento di Treponti fosse stata una finta per maschera-
re l’avanzata di Garibaldi con 10.000 uomini e 2 batterie su Salò, allo scopo
di passare il Chiese più a monte di Ponte S. Marco e di minacciare il fianco
e le spalle degli imperiali. Non solo, ma la notizia di quell’ardito combatti-
mento arrivata a Verona al Comando Supremo - assunto il giorno 16 dall’Im-
peratore Francesco Giuseppe - fece contromandare gli ordini già dati nella
supposizione di un aggiramento da sud del «quadrilatero» da parte dei Fran-
co-Sardi, parendo che l’azione dei garibaldini preludesse ad un attacco diret-
to sul Chiese. La mattina dello stesso giorno 16 il maresciallo Urban fu chia-
mato a Verona e sostituito nel comando della Divisione.
Non va d’altronde taciuto che il combattimento di Treponti si sarebbe for-
se evitato se Garibaldi, non vedendo giungere la Divisione di cavalleria, aves-
se chiesto ed atteso nuove disposizioni prima d’incamminarsi al ponte del
Bettoletto. Uomo d’azione com’era e insofferente d’indugi, giocò certo di au-
dacia risalendo con la maggior parte delle forze il Chiese, a 15 chilometri dal
Mella dov’erano le truppe sarde, sapendo di lasciarsi pressoché alle spalle e a
pochi chilometri un’intera Divisione nemica, fronteggiata da qualche compa-
gnia. Ma dalla Sesia in poi il condottiero dei volontari aveva sempre sopra-
vanzato di parecchi chilometri la destra del nemico senza essere disturbato: e
pure questa volta molto probabilmente gli imperiali non avrebbero attaccato
se le truppe rimaste a Treponti non si fossero lasciate trasportare dalla loro fo-
ga ad inseguire gli avamposti nemici sin sotto Castenedolo.
Dice il Guerzoni che, dall’ingresso in Brescia, la storia dei Cacciatori del-
le Alpi e del loro capitano cessa di essere indipendente da quella dell’Armata
franco-sarda e che d’allora la mente che dirige è un’altra, il concetto scende
dall’alto, da sfera lontana e superiore, e l’uomo che comanda i Cacciatori del-
le Alpi, sottomesso al cenno d’altri capi, ingranato sempre più nel rigido mec-
canismo della gerarchia militare, diventa un brigadiere qualsiasi dell’esercito
e non è più Garibaldi. C’è molto di vero in questa osservazione. Sta di fatto
che il combattimento di Treponti, per quanto glorioso, fu un insuccesso tat-
tico e non sarebbe con molta probabilità avvenuto se Garibaldi avesse potu-
to continuare autonomo nella primitiva sua missione di molestare sul fianco
il nemico nel modo che meglio avesse creduto. L’amor patrio sconfinato, in lui

