Page 154 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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152 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
guerra ingloriosa e misera tra le montagne nevose dello Stelvio e del Tonale e,
accennando che se v’era operazione creduta importante da farsi da un batta-
glione veniva affidata a lui soggiungeva: «E Garibaldi fa molte cose con un
battaglione!». Meglio non si saprebbe esprimere la singolare genialità del con-
dottiero.
Il 7 luglio la Divisione Cialdini fu richiamata all’Armata e la difesa delle
vallate alpine venne affidata a Garibaldi. Ma oramai la guerra si avvicinava
inopinatamente alla fine.
Il mattino dell’8 luglio venivano sottoscritti a Villafranca i patti dell’armi-
stizio, cui successero i preliminari di pace, che il Re firmò con la nota clauso-
la: «J’accepte pour ce qui me concerne» che doveva permettere in breve tem-
po al Regno di Sardegna le annessioni della Toscana, dei Ducati e dell’Emilia.
Non essendo note le ragioni - oggi evidenti - che fecero stroncare a mez-
zo la marcia vittoriosa degli alleati, cocente fu allora il dolore degli Italiani. Se
lo stesso conte di Cavour ebbe in quei giorni un momento di smarrimento,
Giuseppe Garibaldi, sorretto sempre da una fede prodigiosa nell’avvenire d’I-
talia, si mantenne per contro equilibratissimo. Trasferito il proprio quartiere
generale da Tirano a Lovere, dopo di avere, in un ordine del giorno 19 lu-
glio, incitati gl’Italiani a non mostrare scoramento ma ad ingrossare le file e
manifestare all’Europa che, guidati dal prode Vittorio Emanuele, eran pron-
ti nuovamente ad affrontare le vicissitudini della guerra, comunque si presen-
tasse, in un proclama del giorno 23 diceva esplicitamente: «Reduci alle vostre
case e fra gli amplessi dei vostri cari, non dimenticate la gratitudine che noi
dobbiamo a Napoleone e alla eroica nazione francese, della quale tanti valo-
rosi figli, e per la causa d’Italia, giacciono ancora feriti e mutilati sul letto del
dolore».
Le parole di gratitudine a Napoleone III - che si può davvero dire precor-
ressero i tempi di parecchi decine di anni - mostrano come Garibaldi, uso a
non disperare mai e dotato d’intuito che parve spesso profetico, sia veramen-
te stato dei pochissimi che allora conservasse esatta la visione delle cose, pre-
sentendo come da quella pace prematura dovesse in breve derivare la fortuna
d’Italia.
L’accenno all’Imperatore spiacque assai ai partiti avanzati del tempo, tan-
to che esistono non pochi scritti che portano mutilato quel nobilissimo pro-
clama.
I preliminari di pace avevano lasciata sospesa la questione dei Ducati, del-

