Page 153 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 151








                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      151




                         Il 22 giugno Garibaldi si recò a Brescia a conferire col Re e poi a Berga-
                      mo, a Milano e a Como per ispezionarvi i battaglioni di nuova formazione,
                      mentre la colonna al comando di Cosenz marciò per Ospitaletto e Palazzolo
                      su Como, dove Garibaldi ne riprese il comando e, il 27, per via acquea si tra-
                      sferì a Còlico.
                         Intanto il 24 giugno, sui colli di S. Martino, di Madonna della Scoperta e
                      di Solferino, gli alleati si erano coperti di gloria: i Sardi avevano però sangui-
                      nosamente scontato la mancanza di quelle forze inviate nelle vallate alpine e
                      comandate da generali come Garibaldi e Cialdini.
                         Garibaldi si era fatto precedere dal tenente colonnello Medici che, raccol-
                      to dai depositi di Bergamo, di Como e di Lecco qualche centinaio di volon-
                      tari, si avviò nell’alta Valtellina per opporvi, con quelli che vi si andavano ar-
                      ruolando, una prima resistenza.
                         A rinforzarlo gli erano poi stati inviati il battaglione Bixio e i carabinieri
                      genovesi. Tra gli scopi che il Medici si proponeva vi era pure quello di con-
                      quistare la sommità dello Stelvio, per sboccare - eventualmente, e nonostan-
                      te la proibizione di violare il Tirolo - in val d’Adige qualora, assumendo la
                      guerra più ampie proporzioni, si fosse creduto di mandare Garibaldi alle spal-
                      le del «quadrilatero».
                         Il 28 sera la Brigata arrivò a Sondrio e il 30 a Tirano. La sua forza, che era
                      andata crescendo per via, già arrivava a circa 4000 fucili, 60 cavalli e 8 pezzi
                      e non tardò quasi a triplicare mercé l’invio di molti volontari arruolati a Co-
                      mo e Bergamo.
                         Quel giorno stesso il Re scriveva a Garibaldi, informandolo che il 1° reg-
                      gimento Cacciatori degli Appennini, da Piacenza diretto a Como, sarebbe ve-
                      nuto a porsi ai suoi ordini e avrebbe d’ora innanzi fatto parte del corpo dei
                      Cacciatori delle Alpi da lui così degnamente comandati.
                         Parecchie erano però le deficienze di vestiario, di calzature e di armamen-
                      to dei volontari garibaldini, dovute a lentezze di burocrazia più che a malvo-
                      lere delle autorità verso i volontari, come in tanti scritti si legge.
                         Il sagace tenente colonnello Medici, meravigliosamente coadiuvato dal
                      prode Nino Bixio, si mostrò abilissimo in quella guerra di montagna, com-
                      battuta fra le nevi e i ghiacci di Valfurva, di monte Reit, della vedretta di
                      monte Cristallo e dello Stelvio, tanto che il nemico giudicò ch’egli possedes-
                      se 3500-4000 uomini. È di quei giorni la lettera che lo stesso Bixio scriveva
                      alla consorte dicendole che temeva che ai Cacciatori delle Alpi spettasse una
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