Page 152 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   istintivo, ne fece un comandante in sottordine disciplinatissimo, ma il genio
                   guerresco e le doti eminenti e singolari del condottiero avevano naturalmen-
                   te bisogno, per rifulgere, della libertà di azione: tutte le operazioni militari di
                   Garibaldi - dal ‘37 in America al ‘71 in Francia - stanno a provarlo.
                      A mano a mano che gli alleati procedevano verso il Chiese, andava raffor-
                   zandosi nel comando franco-sardo la preoccupazione di essere attaccati sul
                   fianco sinistro da truppe nemiche sboccanti dalle vallate alpine, sicché il gior-
                   no stesso del combattimento di Treponti veniva inviato a Breno, per ostaco-
                   lare l’eventuale discesa del nemico per la Valcamonica, un reggimento di fan-
                   teria con due pezzi agli ordini del colonnello Brignone.
                      La notizia poi alla riunione di grandi forze in Tirolo fece supporre al co-
                   mando che, nonostante la neutralità della Confederazione germanica cui quel
                   territorio apparteneva, gli imperiali volessero veramente irrompere dalle valli
                   dell’Oglio e del Chiese sul fianco e a tergo delle Armate alleate, per cui, il 17
                   giugno, fu avviata su Salò la Brigata dei Cacciatori delle Alpi e poi, data l’e-
                   siguità di questi ormai ridotti a soli duemila fucili, vi fu inviata la Divisione
                   Cialdini per difendere tutte le vallate - val Sabbia, val Trompia, Valcamonica e
                   Valtellina - e Garibaldi fu messo agli ordini del generale Cialdini stesso.
                      La Brigata dei Cacciatori delle Alpi aveva passato la notte sul 16 giugno a
                   Mazzano, Nuvolera e Nuvolento, verso le colline, lungo la strada che condu-
                   ce per Gavardo a Salò. Il giorno seguente si era spostata di pochi chilometri,
                   sino a Paitone, e all’imbrunire del giorno 17 entrò a Gavardo e continuò la
                   marcia su Salò, ben guardata sui fianchi, avanti e alle spalle da distaccamenti
                   e da abili pattuglie di cavalleria. All’alba del 18 entrava trionfalmente a Salò,
                   precedutavi fin dalla notte dal battaglione Bixio. Qui l’artiglieria - ch’erasi
                   frattanto accresciuta di due cannoni e due obici tolti dal castello di Brescia -
                   sparò qualche colpo su un piroscafo austriaco, che poi fu mandato a picco
                   dall’artiglieria sarda accorsa. Essa apparteneva alla Divisione Cialdini, che ar-
                   rivò tutta a Salò il giorno 19.
                      Escluso all’inizio che il nemico potesse scendere dallo Stelvio, la difesa del-
                   la Valtellina era stata affidata alla sole milizie volontarie locali; ma notizie per-
                   venute in seguito dalla Svizzera, che fecero supporre l’entrata in Valtellina di
                   un corpo di 8000 uomini, consigliarono d’inviarvi l’intera brigata garibaldi-
                   na. Questa si mise pertanto in marcia a quella volta per la malagevole strada
                   alpestre di Vallio-Caino, allo scopo di evitare la grande strada di Brescia e la
                   città ingombra di truppe franco-sarde.
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