Page 159 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 157








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               157




                         brigata Rodriguez: 1 reggimento di linea, 2 compagnie artiglieria.
                         Divisione suppletiva, maresciallo di campo Clary.
                         Totale generale delle forze: 21.000 uomini con 64 pezzi.


                         La marina era numerosa e ben armata. Ma degli ufficiali i giovani erano
                      tutti dediti alle idee liberali, i vecchi inetti e con poco seguito. Poco o nulla
                      si faceva per cementare lo spirito d’ordine e di disciplina, e per aumentare l’i-
                      struzione professionale. Tuttavia rappresentava un ostacolo serio e temibile
                      per l’Armata sarda; gravissimo per chi, come Garibaldi, si avventurava con
                      due sole navi da Quarto a Marsala.
                         Era così composta: legni a vapore: 11 fregate, 5 corvette, 6 brigantini; le-
                      gni a vela: 2 vascelli con 84 cannoni, 2 fregate con 60 cannoni, 3 con 44, 1
                      corvetta con 44 cannoni, 2 brigantini con 18 cannoni. Più una sessantina di
                      navi di varia specie.


                         La polizia, sulla quale la monarchia faceva assegnamento, era in gran par-
                      te costituita dalla feccia della popolazione e perciò prepotente, brutale e al
                      tempo stesso vile.
                         Era così odiata che ancora dopo settant’anni i vecchi in Sicilia ricordano
                      gli sbirri e i taschittara (spie o confidenti che dir si voglia).
                         Ne era a capo il Maniscalco, il cui nome è ancora ben noto ai Siciliani. Per
                      quanto odiatissimo, è giusto il giudizio che ne da il De Cesare: «Esercitò per
                      11 anfni il suo ufficio, senza interruzione alcuna. Fu l’unico funzionario che fe-
                      ce il suo dovere sino all’ultimo, chiudendosi in palazzo reale col generale Lanza
                      all’ingresso di Garibaldi, e solo uscendone dopo la capitolazione...
                         Assolutista rigoroso, devoto sinceramente ai Borboni, convinto che ogni
                      tentativo rivoluzionario doveva esser represso senza misericordia, e convinto
                      ancora che, meno pochi turbolenti, le popolazioni della Sicilia non desidera-
                      vano veramente che sicurezza pubblica, imposte minime, feste religiose e vi-
                      ta a buon mercato, egli compì il suo dovere sino all’ultimo. Il problema po-
                      litico non vedeva.»
                         Morì a Marsiglia nel maggio ‘64. Il Crispi lo definì: «Uomo d’ingegno
                      non comune, ma di limitata istruzione».
                         Queste risorse potè mettere in azione la monarchia borbonica nel gran
                      dramma che si svolse in Sicilia nel ‘60, e che ebbe poi la sua diretta continua-
                      zione nella parte continentale del reame.
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