Page 162 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   febbrile la Sicilia, la terra dei Vespri. Si poteva dire di quella spedizione ciò
                   che si diceva delle crociate: Dio lo vuole! Dio lo vuole! Ed era infatti una gran-
                   de, una sublime crociata.


                      5 MAGGIO - Bixio con una trentina di uomini inscena a Genova una fin-
                   ta cattura dei due piroscafi, con un simulacro di violenza; il Piemonte, preso
                   a rimorchio il Lombardo, salpa nel cuore della notte per Quarto. La sera i vo-
                   lontari si erano radunati a Villa Spinola, uscendo a gruppi da Genova. Gari-
                   baldi scende alla spiaggia verso mezzanotte in camicia rossa, poncho america-
                   no, il consueto cappello rotondo, la sciabola sulle spalle, revolver e pugnale al-
                   la cintura.
                      Prima di partire egli ha indirizzato una lettera alla Società Rubattino, per
                   scagionare il Fauché, e a Vittorio Emanuele, dove diceva fra l’altro: «Non ho
                   partecipato il mio pensiero a V.M. perché temevo che per la riverenza che Le
                   professo, V.M. riuscisse a persuadermi di abbandonarlo».
                      Altri proclami ha diretto all’esercito italiano, esortandolo «in nome della
                   Patria rinascente» a non abbandonare le file, e all’esercito napoletano affinchè
                   si schieri accanto ai soldati di Varese e di S. Martino per combattere insieme
                   i nemici d’Italia. Infine ha diretto altri proclami agli Italiani perché aiutino
                   l’insurrezione siciliana. «Non si ascolti per Dio! la voce dei codardi che goz-
                   zovigliano in laute mense. Armiamoci e pensiamo per i fratelli (siciliani), do-
                   mani penseremo per noi».
                      A bordo dei due piroscafi sono i fucili consegnati dal La Farina, ma non
                   ci sono le munizioni. Avrebbero dovuto portarle altri volontari, che avrebbe-
                   ro dovuto aspettare al largo i due piroscafi, e poi imbarcarsi anche loro; ma
                   colui che li doveva guidare, li abbandonò nel cuore della notte, forse per con-
                   trabbandare delle balle di seta, cosicché in conclusione i barconi con le mu-
                   nizioni non poterono raggiungere i piroscafi della spedizione.
                      «Mille fucili e nessuna munizione!» dovette dire Bixio a Garibaldi, quan-
                   do questi lo chiamò per chiedergli il conto. «Avanti lo stesso!» risponde il con-
                   dottiero.


                      6 MAGGIO - Dopo una lunga attesa in alcune barche, nell’albore grigiastro
                   del mattino, compaiono i due piroscafi, e si affretta l’imbarco che termina
                   verso le ore 6,30. Garibaldi monta sul Piemonte, ove c’è pilota il siciliano Sal-
                   vatore Castiglia; Bixio comanda sul Lombardo, nave più capace ma più lenta,
                   e che perciò si manda avanti all’altra.
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