Page 166 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Il giorno 11 lo Stromboli (comandante Acton), proveniente da Sciacca,
                   proseguiva lentamente per Trapani, ove doveva far carbone, ma giunto all’al-
                   tezza di Marsala, verso le 14, scorge nel porto, oltre a due navi inglesi, ivi già
                   esistenti, due legni mercantili che compivano operazioni di sbarco. L’Acton
                   comprende che erano garibaldini, mette la nave in assetto di combattimento,
                   e manda a chiedere alle navi inglesi (Intrepid capitano Marryat, Argus, capita-
                   no Ingram) se hanno gente a terra. Aspetta che gli ufficiali inglesi tornino a
                   bordo, e poi comincia il fuoco. Ma intanto tutta la gente del Piemonte era
                   sbarcata, e così pure una parte di quella del Lombardo. Giunge frattanto il Ca-
                   pri, tirando a rimorchio la Partenope, la quale fa pure una salva.
                      Il bombardamento delle navi, già tardivo, riesce ancora inefficace; è solo
                   colpito un cane di bordo, e leggermente ferito un volontario. Tutta la loro
                   azione si riduce a tirare qualche cannonata contro il Lombardo arenato e a cat-
                   turare il Piemonte. Lo sbarco dei volontari dura meno di due ore, dal tocco
                   alle quindici. Un po’ con le buone, un po’ con le cattive, requisiscono le bar-
                   che ancorate nel porto, e vi si gettano a precipizio dai due vapori uomini e
                   materiali. Un volontario (il Pentasuglia) corre al telegrafo, e interrompe un
                   dispaccio che già aveva segnalato lo sbarco al luogotenente, aggiungendo: «Mi
                   sono ingannato, sono due vapori nostri», e rompendo il filo.
                      L’accoglienza del paese parve fredda ai volontari, ma il vero è che le auto-
                   rità collaborarono subito cordialmente ed efficacemente; Crispi accorre al
                   Municipio e s’impossessa della cassa erariale; Garibaldi, che non ha nemme-
                   no una carta della Sicilia, si fa dare una mappa catastale, assume informazio-
                   ni sulle comunicazioni stradali, emana il primo proclama ai Siciliani e passa
                   in rivista il suo esercito. Strano esercito invero! Non arrivano a 150 quelli che
                   indossano la camicia rossa; Sirtori è vestito di nero col cappello a cilindro;
                   Nullo porta un grande mantello bianco; Türr veste all’ungherese; Bixio da te-
                   nente colonnello dell’esercito piemontese; Crispi è pure in abito nero; la si-
                   gnora Montmasson veste da uomo; Garibaldi indossa il famoso poncho sopra
                   la camicia rossa, e ha un berretto tondo in testa.
                      La notte il corpo garibaldino si copre con avamposti dalla parte di Trapa-
                   ni e di Mazara, e manda ricognizioni verso l’interno.
                      I regi non si muovono, ma intanto il Decurionato di Marsala per suggeri-
                   mento di Crispi, delibera la decadenza della dinastia borbonica dal trono del-
                   la Sicilia, e affida la dittatura a Garibaldi in nome di Vittorio Emanuele II Re
                   d’Italia.
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