Page 170 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   taglioni cacciatori e 1 batteria col generale Bonanno. Navigando lentamente,
                   anziché a Marsala, si fermò questi il 14 a Palermo, per chiedere al Castelcica-
                   la ordini che già aveva. Nella speranza che Landi a quell’ora già perseguitasse
                   Garibaldi, furono fatte sbarcare le truppe del Bonanno; invece allo Sforza fu
                   ordinato a Trapani di unirsi al Landi. Nel consiglio di guerra che il Castelci-
                   cala tenne nei giorni 12 e 13, prevalse il concetto di non disperdere le forze,
                   contro i partigiani, ma attendere invece il loro attacco in punti non lontani
                   da Palermo; perciò si fecero rientrare le colonne mobili che operavano nell’in-
                   terno.
                      Landi era partito il 9 da Palermo, ed era giunto ad Alcamo il 12 viaggian-
                   do in carrozza, data la sua tarda età. Egli aveva l’VIII battaglione cacciatori,
                   il II battaglione del 10° di linea (tenente colonnello Pini), il II battaglione ca-
                   rabinieri (tenente colonnello Cosiron), uno squadrone cacciatori a cavallo e
                   mezza batteria da montagna; totale circa 2700 uomini e 4 pezzi.
                      In primo tempo aveva deciso di avanzare su Salemi, dove gli era stato rife-
                   rito fossero molte squadre con un «battaglione piemontese»; però ricevette al-
                   lora il dispaccio che il consiglio di guerra aveva stabilito di far rientrare a Pa-
                   lermo tutte le colonne mobili. Prese allora una via di mezzo, e cioè si fermò
                   presso il castello saraceno di Calatafimi, irradiando di là alcuni distaccamen-
                   ti avanzati. Sei compagnie con due cannoni e un plotone di cavalleria furono
                   inviate verso il Belvedere e altre due infine a protezione della strada che con-
                   duce ad Alcamo. Probabilmente con tali disposizioni intendeva fare opera di
                   intimidazione sulle popolazioni e sugli stessi garibaldini, coi quali pensava
                   non si sarebbe venuti ad un urto decisivo.
                      E l’urto fu in realtà occasionale, dappoiché, come lo stesso Landi disse poi,
                   si dovette al fatto che le sei compagnie cacciatori dello Sforza, giunte sulle col-
                   line di Vita, scoprirono gli avamposti nemici e da questi furono prese a fuci-
                   late. Cosicché il maggiore Sforza, occupata una buona posizione su un colle,
                   chiamato Piante di Romano, si preparò al combattimento.
                      Invero Garibaldi era ancora incerto su quel che doveva fare.
                      Anzitutto temeva di essere attaccato dai regi in Salemi, reputando natura-
                   le che essi ricacciassero al più presto il così detto «filibustiere»; poi non si sen-
                   tiva ancora in grado di decidere se gli convenisse l’atto di forza di puntare sul-
                   la strada di Palermo, o attenersi al partito più prudente, e apparentemente più
                   sicuro, di incamminarsi pei sentieri che conducono a S. Ninfa e Corleone e
                   lì, o raggiungere l’interno dell’isola o con un giro più largo, calare su Paler-
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