Page 172 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   Stato Maggiore; tutti cantano l’inno di Mameli.
                      Garibaldi, in seguito alle notizie ricevute da Missori, che cioè le pattuglie
                   di avanguardia avevano ricevuto qualche fucilata, va in ricognizione sul mon-
                   te Pietralunga. Di là vede le truppe dello Sforza. Ordina allora che si lascino
                   sulla rotabile l’artiglieria e i bagagli, con la compagnia Anfossi di scorta, e che
                   la colonna punti sulle alture di Pietralunga (quota 436). Così ambo i partiti
                   occupano buone posizioni collinose, di fronte le une alle altre, e divise da un
                   ampio terreno leggermente ondulato e con poche case di campagna. Per cia-
                   scuna delle due parti sarebbe vantaggioso aspettare il nemico nelle posizioni
                   proprie, tanto più pei Garibaldini che sono inferiori di numero e di arma-
                   mento. E questa sembra infatti l’intenzione di Garibaldi. Egli disloca sul pen-
                   dio del Pietralunga in scaglione avanzato i carabinieri genovesi; dietro il ciglio
                   l’8ª e la 9ª compagnia, una a destra e l’altra a sinistra; al centro 5ª, 6ª e 7ª me-
                   tà in catena e metà in rincalzo; in secondo scaglione, sul versante di Vita, ri-
                   mane tutto il battaglione Bixio, con la compagnia quasi sulla strada. All’estre-
                   ma sinistra stanno le squadre siciliane.
                      Sforza, vedendosi di fronte deboli forze, benché abbia ordini dal Landi di
                   «circolare soltanto per le campagne», reputando di poter agevolmente aver ra-
                   gione di quell’accozzaglia di filibustieri, dopo essere rimasto un po’ di tempo
                   in attesa, muove verso le 13 all’attacco, spingendo avanti tre compagnie, che
                   scendono al piano verso Fontana della Spina, per risalire le alture opposte.
                   Era quanto desiderava Garibaldi, il quale da ordine ai carabinieri genovesi di
                   non far fuoco, attendere a piè fermo il nemico e giunto questo a pochi passi,
                   contraccarlo con vigore. E così avviene. I garibaldini sostengono un po’ il fuo-
                   co dei regi, ma appena batte la carica, i carabinieri genovesi e gli scaglioni più
                   avanzati, dopo alcune scariche, si gettano alla baionetta sui nemici, i quali per
                   l’inaspettato contrattacco sono rigettati sul grosso del battaglione.
                      Senonché l’intendimento di Garibaldi era di fugare il primo scaglione av-
                   versario, e possibilmente impossessarsi dei due pezzi, non già di attaccare
                   frontalmente la loro formidabile posizione.
                      Perciò egli fa sonare ripetutamente il segnale di alt per fermare i suoi, ma in-
                   vano. Dietro i carabinieri si sono slanciate anche le compagnie del Carini, men-
                   tre le squadre di S. Anna, riordinatesi, appoggiano l’azione con qualche tiro.
                      Il contrattacco riesce, poiché i regi impressionati rallentano il fuoco, e ri-
                   piegano sui rincalzi. I garibaldini per conto loro, trascinati dall’entusiasmo,
                   continuano l’avanzata, passano il vallone, e raggiungono il piede dell’altura di
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