Page 177 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 177

impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 175








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               175




                      mi; in avamposti mette alcune squadre a Misilcandone, che era la parte più
                      alta e antica del villaggio di Pioppo; colloca i cannoni su una rupe a cavalie-
                      re della via di Pioppo, per infilare la strada.
                         Al La Masa, che campeggiava più a oriente, scrive che si concentri sulla
                      strada dalla Piana a Parco, o su quella da Marineo a Belmonte, dove più gli
                      convenga, purché si tenga in condizioni di cooperare con lui su Palermo e in-
                      quieti il nemico in ogni modo.
                         In obbedienza a tale ordine il La Masa, alla testa di 150 armati, da Mez-
                      zoiuso per Villafrati e  Bolognetta raggiunge Misilmeri ove costituisce un go-
                      verno provvisorio. Rullano nei vari paesi i grossi tamburi delle processioni,
                      sventolano bandiere d’ogni specie e dimensione; vecchi, giovani,  picciotti,
                      preti, donne gridano a squarciagola ovunque: viva l’Italia! viva Garibaldi! vi-
                      va Vittorio Emanuele!


                         21 MAGGIO - Nella notte del 20 il corpo principale garibaldino pernotta
                      a Pioppo, con avamposti dati dalle squadre siciliane alla Buarra presso Len-
                      zitti e qualche nucleo anche più oltre sulle falde del Mèta.
                         Il mattino, dopo aver riconosciuta la posizione dal piano dei Casabboli,
                      Garibaldi fa riprendere l’avanzata per la grande strada di Monreale. I fianchi
                      della colonna principale sono appoggiati: a sinistra dai carabinieri genovesi,
                      dalle squadre della Buarra e dalle squadre che da Lenzitti chiudono le prove-
                      nienze da valle Corta; a destra dalle squadre di Parco.
                         Ma anche i regi quel giorno avevano deciso di prendere l’offensiva. Essi
                      sgominano gl’insorti appostati verso le falde meridionali del Mèta, quelli di
                      valle Corta e della Buarra e quelli che occupavano le alture di S. Martino. In
                      quella giornata cade fra gli altri alla Neviera, mentre scriveva un dispaccio a
                      Garibaldi, chiedendo affannosamente munizioni, Rosalino Pilo.
                         Sulla grande rotabile Garibaldi, riscontrata l’impossibilità di proseguire
                      l’avanzata su Palermo, ordina la ritirata, che viene protetta dai carabinieri ge-
                      novesi.
                         Nella notte perciò, dopo aver fatto accendere dalle squadre numerosi fuo-
                      chi a Pioppo ed alture vicine, per far credere di essere sempre sulla posizione
                      di Renda, si getta sui monti di testa della valle dell’Oreto (valle Fiumelato), e
                      viene a ricomparire sopra il villaggio di Parco. La marcia è davvero disastro-
                      sa: «fu la marcia più disagiata ch’io m’abbia eseguita», dice lo stesso Garibal-
                      di. Infatti piove a dirotto, il sentiero è malagevole oltre ogni dire e incerto, si
   172   173   174   175   176   177   178   179   180   181   182