Page 179 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 177








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               177




                      fosse assai superiore di forze, ma il movimento alle spalle pei monti che ci do-
                      minavano, mi fece disporre per la ritirata prima dell’arrivo del nemico». E la
                      ritirata segue con rapidità fulminea per Portella Pozzillo e Cozzo Campana-
                      ro. «Passò il generale con lo Stato Maggiore, colle guide, di galoppo, un tur-
                      bine; e noi subito dietro di loro, a passo di corsa. Si camminava così, a rotta,
                      per un tratto, poi si rallentava un poco, poi si ripigliava. Vidi molti per l’af-
                      fanno buttarsi a terra disperati, altri piangevano pel dolore... La ritirata era un
                      lutto, quasi pareva una fuga» (Abba).
                         Per svincolarsi dalla colonna più avanzata (Mechel), una forte retroguar-
                      dia (i carabinieri genovesi, tre compagnie e alcune squadre siciliane) coman-
                      data da Türr rimane a difesa del camposanto di Parco e del Cozzo di Crasto.
                      Türr resiste animosamente, poi ripiega in buon ordine su Piana e si ricon-
                      giunge con Garibaldi. I carabinieri per rallentare l’inseguimento sono costret-
                      ti a rivolger la fronte una seconda volta e riappiccare il combattimento. Nel-
                      la scaramuccia perdono Carlo Mosto e lasciano un prigioniero, il Rivalta.
                         Le squadre invece attaccate e soverchiate si sfasciano; in un primo tempo
                      si ritirano su Parco, credendo di trovarvi ancora i garibaldini, poi viste le po-
                      sizioni abbandonate, urlano al tradimento e ripiegano verso il Mezzagno,
                      mentre anche gli abitanti di Parco scappano su per la Moarda o giù per la val-
                      le di Fico, o per la rotabile; donde uno sgomento, una confusione, un trame-
                      stìo indicibili.
                         La ritirata su Piana non risolveva minimamente il problema della sicurez-
                      za, in quanto che dalla Portella Pozzillo in tre quarti d’ora i regi avrebbero po-
                      tuto sboccare anch’essi nell’opposto versante e raggiungere la rotabile di Pia-
                      na dei Greci. Fu perciò gran sollievo per Garibaldi sentire che essi bivaccava-
                      no nella piazza del Parco, ma tuttavia previde un loro inseguimento pel do-
                      mani.
                         Da Piana la strada porta a Corleone, correndo in direzione sud, attraver-
                      so i monti Pizzuto, Cometa, Malanoce; ma a un chilometro circa da essa par-
                      tiva una mulattiera (allora non era ancora rotabile) che passava per. S. Cristi-
                      na Gela e poi proseguiva con un fascio di mulattiere sboccanti a Marineo sul-
                      la direttrice Palermo-Roccapalumba.
                         Garibaldi, che aveva prima conferito col suo Stato Maggiore, ascoltando-
                      ne il parere, così parla all’Orsini: «Sebbene sia possibile battersi uno contro
                      due o contro cinque, non lo è per uno contro venticinque, nel qual caso noi
                      ci troviamo: ora io domando da voi un gran sacrifìcio, ed è che con l’artiglie-
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