Page 184 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Ma con tutto ciò la dissoluzione dello Stato si faceva ogni giorno più pa-
                   lese ed intera; gli uffici del tesoro si chiusero, i poliziotti più noti per le loro
                   prepotenze (Danaro, Pontillo, Carreca) si rimpiattavano o fuggivano, i gesui-
                   ti noleggiavano navi per abbandonare l’isola, gli stranieri si allontanavano in
                   folla, rifugiandosi sulle navi che erano in porto e così pure fuggivano i pochi
                   nobili (pochissimi) devoti al governo.
                      Tutti sentivano che il dominio borbonico era stavolta inesorabilmente
                   condannato.




                   LA VITTORIA

                      La città di Palermo ha forma rettangolare, in cui il lato dalla villa Giulia
                   (Flora) alla Cala è occupato dalla passeggiata della marina (allora Foro Bor-
                   bonico, ora Foro Umberto I), poi il mare si addentra nella terra sino al forte
                   di Castellammare. Da porta Felice sulla marina parte la via Toledo o Cassero
                   (ora Vittorio Emanuele), che attraversata tutta la città si prolunga in linea ret-
                   ta per circa nove chilometri fino a Monreale. La via Toledo nel centro di Pa-
                   lermo (Quattro Canti) è intersecata ad angolo retto dalla via Maqueda, il cui
                   prolungamento è ora costituito dal viale della Libertà, una delle più splendi-
                   de passeggiate d’Europa. La città era allora cinta di bastioni (ora abbattuti per
                   il suo espandersi), nei quali si aprivano dodici porte principali; fuori sorgeva-
                   no ampi sobborghi, aggruppati attorno alle strade e divisi tra loro da giardi-
                   ni, orti, boschi e limoni, aranci e fichi d’India, terreno cioè fittamente albe-
                   rato, intricatissimo.
                      Della guarnigione il 9° di linea dal forte di Castellammare, il IV e VI bat-
                   taglione cacciatori da palazzo reale difendevano i lati occidentale e meridio-
                   nale della città; l’8° difendeva il lato orientale; il resto delle truppe era acca-
                   sermato all’interno. Lungo la periferia vi erano posti di guardia: a Camastra
                   (via di Mezzomonreale), Porrazzi, ponte Rotto, ponte Ammiraglio, bivio del-
                   la Scaffa, mare da una parte; Altarello di Baida, Olivuzza, Quattro Venti, Mo-
                   lo dall’altra.
                      Dalla parte di oriente la dislocazione era la seguente: due compagnie a
                   porta Montalto, due a porta S. Agata, due al ponte Ammiraglio, due con ar-
                   tiglieria a porta S. Antonino, una a porta di Termini, e tre a piazza Fieravec-
                   chia. Totale 15.000 uomini con una trentina di pezzi. Bonanno era ancora
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