Page 188 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      E così la giornata si chiude col sinistro fragore delle bombe, che scoppia-
                   no qua e là; ma la popolazione, anziché atterrirsi, risponde illuminando a
                   giorno tutte le finestre delle case, movendo in pellegrinaggio verso piazza Pre-
                   toria e moltiplicando le barricate. E frattanto da porta di Termini entrano
                   picciotti e picciotti a ingrossare le forze; e si appressa Corrao con le squadre
                   del povero Pilo.
                      I regi perdettero quel giorno 120 feriti, e forse altrettanti morti. Dei gari-
                   baldini e insorti erano morti Rocco La Russa, Stanislao La Mensa, Giovanni
                   Garibaldo, Pietro Inserillo e Giuseppe Lo Squiglio; ferito gravemente il Tü-
                   köry, che morì poi il 6 giugno, dopo aver sofferto l’amputazione di una gam-
                   ba; feriti Benedetto ed Enrico Cairoli, Bixio, Enrico Piccinini, Placido Fabris,
                   Leonardo Cacioppo, Raffaele Di Benedetto e tanti altri.


                      28 MAGGIO - All’alba giungono in porto i battaglioni esteri I e II, ma il
                   Lanza non li fa sbarcare.
                      Seguita il bombardamento e più fiaccamente.
                      I regi abbandonano le comunicazioni col forte di Castellammare e l’ospe-
                   dale, ciò che è di grande aiuto ai feriti garibaldini.
                      Garibaldi e gl’insorti assalgono i posti militari al Monte di Pietà, ai con-
                   venti dei Benedettini e dell’Annunziata e al bastione Montalto. Lanza non
                   manda a rinforzarli, cosicché i difensori sono costretti a sgombrare.
                      Corrao, intanto, scende verso la parte occidentale della città, s’impegna vi-
                   vamente all’Olivuzza, respinge i regi verso S. Francesco di Paola, li caccia da
                   villa Filippina, ed entra vittorioso da porta Carini. Fa occupare il Duomo e
                   dal campanile i suoi schioppettano i regi ammassati al largo del palazzo.
                      La mancanza di una mano ferma che governi i regi fa già sentire i suoi ef-
                   fetti: lo sgomento incomincia a impadronirsi delle truppe, le diserzioni si
                   estendono. Con tanti mezzi, che era possibile avere a disposizone, sono già
                   senza viveri, 800 feriti sono ricoverati a palazzo reale, e mancano del necessa-
                   rio. Il giornale ufficiale non trova di meglio da fare che annunziare che Gari-
                   baldi era entrato a Palermo per disperazione, dopo le sconfitte subite a Parco,
                   Piana dei Greci e Corleone.
                      E Garibaldi per sua parte ripubblica il decreto di Salemi circa l’organizza-
                   zione di una «Armata nazionale» e di una milizia cittadina; costituisce una
                   commissione di difesa, dà ordini per l’istituzione di corpi di guardia nelle vie,
                   e nomina Türr ispettore di tutte le forze armate.
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