Page 191 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 189








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               189




                      casupola, per quanto povera e nascosta nei vicoli, che non avesse il suo lume
                      a ogni finestra. E la notte passò in cene e in canti e fino in danze» (Abba).


                         31 MAGGIO - In attesa del rinnovarsi della battaglia, la popolazione è già
                      pronta. «Enormi barricate in ogni linea, ad ogni sbocco di via, moltiplicatesi
                      ed afforzatesi nella notte con cura indefessa, sventolanti, su quelle, tricolori
                      anneriti dal fumo, e crivellati dalle palle nemiche; cinque o sei rugginosi can-
                      noni, a gran stento trovati, e piantati rozzamente sui carri, nelle vicinanze del
                      palazzo Pretorio, dietro le barricate; in cospetto al nemico legionari, cittadi-
                      ni, campagnoli delle squadre, coi moschetti nel pugno, portanti le tracce dei
                      passati conflitti, impazienti di ricominciarli di nuovo; ai primi avamposti pre-
                      ti e frati, che incoraggiavano con l’esempio e con la parola».
                         Garibaldi dal suo canto non cessa d’incoraggiare i Siciliani alla resistenza.
                      «Armi dunque ed armati - dice - arrotar ferri e preparare ogni mezzo di dife-
                      sa ed offesa... Per le esultanze e gli evviva avremo tempo abbastanza quando
                      il paese sia sgombro dai nostri nemici. Armi ed armati, quindi... Chi non
                      pensa in questi giorni ad un’arma è un traditore o un vigliacco...».
                         Scrive all’Orsini e al Fuxa a Bagheria perché cadano con la loro gente alle
                      spalle dei regi, che si trovavano a porta di Termini, per attaccarli: «Dite ai bra-
                      vi Siciliani che oggi si decide il destino della Sicilia, e forse dell’Italia. Marci-
                      no sulla capitale quanti uomini possono». Tuttavia la situazione era sempre
                      precaria, anche per la mancanza di munizioni; una certa quantità di polvere
                      si potè avere nella notte del 30 da un bastimento greco entrato nascostamen-
                      te in porto.
                         Il Lanza la sera prima aveva convocato un consiglio di guerra, il quale ave-
                      va deciso di ricominciare vigorosamente le ostilità allo spirar della tregua, e
                      tosto istruzioni ed ordini erano stati dati in tal senso: le truppe agli ordini di
                      Wittembach, Sury, Landi e Mechel erano pronte a irradiarsi pel Papireto,
                      piazza Ballarò, via Toledo e porta di Termini. Ma poche ore prima di ripren-
                      dere le ostilità, il colonnello Bonopane sottocapo di S.M. reduce da Napoli,
                      propone in nome del Re a Garibaldi, che sia prorogato di tre giorni il primo
                      armistizio di 24 ore.

                         2-6 GIUGNO - II generale Letizia e il colonnello Bonopane tornano a Na-
                      poli. Rientrati a Palermo, il Bonopane consegna al Lanza una lettera da lui
                      firmata, che disponeva, allo scadere della proroga, di sgombrare imperatoria-
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