Page 189 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 187








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               187




                         Ricostituito il municipio di Palermo ne elegge pretore il duca della Verdu-
                      ra, e con un’ordinanza minaccia che «i reati di furto, di omicidio e di saccheg-
                      gio di qualunque natura, saranno puniti con pena di morte». Ciò era conse-
                      guenza della fuga dei prigionieri dalle carceri.


                         29 MAGGIO - I due battaglioni esteri, arrivati il giorno precedente, vengo-
                      no fatti sbarcare a Castellammare e per le vie più interne sull’imbrunire sono
                      mandati pure a palazzo reale.
                         Qualche colonna di regi riprende l’offensiva; Colonna riacquista i conven-
                      ti dei Benedettini e dell’Annunziata; il tenente colonnello de Grenet ripren-
                      de porta di Castro; il generale Sury, uscendo dal Papireto, ripiglia la cattedra-
                      le e arriva sino al convento dei Sett’Angeli. Ma queste punte offensive, non
                      rafforzate e sostenute, vanno a vuoto, e cresce perciò la demoralizzazione fra
                      le truppe. La sera, i feriti regi sono 355 e non c’è dove ricoverarli.
                         Ma anche gl’insorti hanno subìto perdite gravissime. Alla barricata di via
                      del Protonotaro cadono l’un sull’altro i due fratelli Salvatore e Pasquale Di
                      Benedetto. A porta di Castro e piazzetta Tedeschi c’è stata gran strage di po-
                      polo. Sotto il bombardamento rovina e va in fiamme il bel monastero di S.
                      Caterina, prossimo al palazzo municipale, e parecchi fabbricati del Cassero.
                      Di fronte al Duomo sono seriamente danneggiati i palazzi principeschi di
                      Cutò, Carini, Artale, e talune statue del recinto attorno alla cattedrale. Anche
                      il convento del Cancelliere soffre gravi danni. Si contano già 300 morti e 500
                      feriti. Ma con tutto ciò, cosa straordinaria, mentre bombe ed incendi distrug-
                      gono tanta parte della città, mentre si sa che più di 15.000 regi in armi sono
                      assiepati a due passi al largo del Palazzo e che la flotta può sempre continua-
                      re a portare rinforzi, vanno in giro bande musicali suonando gl’inni patriot-
                      tici, schiere di giovani cantano e urlano minacce ai Napoletani, le donne ani-
                      mano con plausi, gesti ed evviva, e gruppi di preti e di frati incedono portan-
                      do la croce e incoraggiando il popolo.
                         Tutto ciò non può che terminare l’opera di dissoluzione delle truppe, ini-
                      ziata dai loro generali. Un superstizioso terrore s’impadronisce di loro per gli
                      uomini della camicia rossa. Già le popolazioni credono Garibaldi un santo,
                      discendente dai Sinibaldi, parenti di S. Rosalia patrona della città; il fervore
                      patriottico del clero lascia fiorire la leggenda. Ora le stesse truppe napoletane
                      lo credono un demone, o comunque un essere privilegiato, favorito da una
                      potenza occulta, contro cui è vano lottare e impossibile vincere, tanto è vero
                      che caccia via le palle mediante il frustino.
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