Page 192 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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190 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
mente la reggia e l’interno di Palermo, e concentrarsi la sera dalle 8 e mezzo
alle 9 e mezzo ai Quattro Venti. Di più il Letizia e il Bonopane comunicano
al Lanza che l’armistizio era, per accordi del Re con Garibaldi, «prolungato a
tempo indeterminato, rimanendo alla loro cura stabilire le condizioni dello
stesso fra le due parti combattenti».
In sostanza il Letizia e il Bonopane, quest’ultimo specialmente, avevano
preso l’iniziativa di rappresentare al Re Francesco la situazione in Palermo pe-
ricolosissima per i regi, e l’avevano persuaso ad abbandonare la città, pur di
salvare l’esercito, che sarebbe occorso probabilmente per prevedibili azioni
militari nel continente. Lanza era stato tagliato fuori da tali trattative; il Re,
mite d’animo, condiscese, sia per fronteggiare l’eventualità sopra cennata, sia
per evitare che la ripresa di Palermo riuscisse «immensamente sanguinolente»,
come scrisse il Lanza; del resto egli sperava sempre che, tenendo Messina, po-
tesse riconquistare l’isola in tempo più opportuno, com’era già avvenuto nel
1849, per merito del Filangieri.
Con la convenzione del 6 giugno si chiuse dopo 32 giorni la prima fase
della spedizione dei Mille.
Il 5 era entrata in Palermo la colonna Agnetta, sbarcata a Marsala con un
migliaio di fucili e 56 volontari, e la colonna Orsini reduce da Corleone.
L’ammiraglio Persano pure il 5 dà fondo con le sue navi nelle acque di Pa-
lermo e si mette ufficialmente in comunicazione con Garibaldi. Ha con sè il
La Farina, presidente della Società nazionale ed emissario del Cavour.
7-19 GIUGNO - Garibaldi si proclama dittatore, forma un ministero di
Stato, pubblica un decreto per la leva, delibera organizzare le sue forze come
appendice dell’esercito sardo, formando coi superstiti dei Mille e i Siciliani
una 15 divisione, Türr, di 4 battaglioni.
a
Organizza pure la guardia nazionale in cinque legioni per il servizio di or-
dine pubblico nella capitale e il 13 scioglie le squadre siciliane, che comincia-
vano a diventare pericolose per l’ordine pubblico.
Dall’8 al 19 s’imbarcano le truppe borboniche; esse avevano perduto in
tutto 4 ufficiali e 205 gregari morti, 33 ufficiali e 529 gregari feriti.
Il Bandi nei suoi «Mille» così racconta l’esodo dei borbonici da Palermo:
«La mattina che i borbonici abbandonarono finalmente Palermo, fu davvero
una di quelle mattine che annunziano un giorno solenne... Al primo sorgere
dell’alba tutta Palermo era in piedi, e tutti volevano vedere la partenza degli
sgherri, degli aborriti signori...

