Page 185 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 183








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               183




                      inutilmente a Monreale, Mechel e Bosco sulla via di Corleone. La flotta assi-
                      curava la spiaggia.
                         Garibaldi aveva disegnato di discendere da Gibilrossa, assalire d’improvvi-
                      so gli avamposti, piombare su porta di Termini, e di là entrare in città. L’ope-
                      razione doveva incominciare la sera del 26. «Fu attesa solenne. L’allegria si era
                      mutata in raccoglimento; pareva che sopra di noi soffiasse uno spirito dall’in-
                      finito» (Abba).
                         Garibaldi formò due scaglioni: il primo, comandato dal La Masa, era co-
                      stituito dalle squadre, che avevano pochi schioppi di tutti i modelli, spade,
                      sciabole, lance e pali di ferro; era preceduto da trenta carabinieri scelti coman-
                      dati da Tüköry e cinque o sei siciliani guide, tra i quali Narciso Cozzo; il se-
                      condo con Garibaldi era costituito dai due battaglioni Bixio e Carini e dalle
                      squadre superstiti, che erano rimaste coi garibaldini dopo lo scontro di Par-
                      co. Totale circa 3.300 uomini, dei quali 750 dei Mille. I due scaglioni però
                      marciavano come se fossero una colonna unica, senza avanguardia, ritenendo
                      che tale formazione potesse favorire la sorpresa.
                         Per ingannare i nemici furono accesi fuochi sui monti Mastro Nardo e
                      Grifone, e la colonna si pose in marcia verso le nove di sera. Era stato dato
                      ordine di procedere nel massimo silenzio, nella speranza di sorprendere gli
                      avamposti nemici e attaccarli all’arma bianca.
                         Procedono gli attaccanti per un sentiero asprissimo (la così detta scala di
                      Gibilrossa, poi chiamata della Discesa dei Mille) scendendo nel buio, ora di
                      balzo in balzo e di rialto in rialto, ora attorno a un macigno, ora sull’orlo di
                      un precipizio. Un cavallo in fuga mette per poco il disordine nella colonna,
                      poi si tira avanti, e passando per S. Zita (oggi Gulì), case Giardina e Croce
                      Verde di contrada Ciaculli e la villa Favarella giungono in piazza Favara. Ivi
                      in una sosta avviene uno spiacevole alterco tra Bixio e La Masa, sedato da Sir-
                      tori; Garibaldi giunto, riordina le truppe. La marcia continua per la via Bala-
                      te sboccando sulla rotabile di Villabate-Palermo.
                         La sorpresa si sarebbe forse effettuata, senonchè i Siciliani, appena viste le
                      prime case del sobborgo, cominciano a gridare: Palermo! Palermo! viva l’Ita-
                      lia! viva Garibaldi! e a sparare. I regi, perciò, che erano ai molini della Scaffa
                      accolgono gli assalitori con una scarica; più d’uno cade, tra i quali il medico
                      Rocco La Russa da Erice. Anche al ponte dell’Ammiraglio i regi fanno buo-
                      na resistenza. Il primo scaglione si ferma, le squadre prese a fucilate e impos-
                      sibilitate a rispondere, tentennano e si buttano negli orti ai lati della strada.
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