Page 183 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA 181
soggiunge: «Nino, domani a Palermo». E questi risponde: «O a Palermo o al-
l’inferno».
Giovanni Sulli fa presente al La Masa che si hanno quattro colpi per ogni
armato di fucile. «Attaccheremo alla baionetta», risponde La Masa. «Ma non
ci sono baionette, e le sciabole esistenti non si possono mettere sui fucili da
caccia». E La Masa: «Assalite con le armi che avete, e Dio vi aiuterà».
In quel giorno giungono al campo parecchi stranieri, dai quali si ricevono
notizie preziose: sono ufficiali di navi inglesi e americane che erano ancorate
nel porto, e corrispondenti di giornali, tra i quali Eber, ungherese, corrispon-
dente del Times, che Garibaldi fa colonnello. Si presenta pure un giovane pa-
lermitano, Michele Pojero, travestito da ufficiale americano, che viene a por-
tare una pianta topografica di Palermo, affidatagli dal comitato segreto rivo-
luzionario della città, nella quale erano indicate esattamente tutte le posizio-
ni del presidio.
Il piccolo corpo di operazione, intanto, girando pel piano di Stoppa, giun-
ge pure al convento di Gibilrossa. Là tra quei colli selvaggi, fra quegl’ispidi
dirupi, di dove a Palermo sorge il sole e si spande la luce, erano riuniti gl’in-
sorti siciliani e i garibaldini, Italiani del nord e Italiani del sud: Palermitani e
Piemontesi, Trapanesi e Lombardi, Agrigentini e Genovesi. Lì su quei mon-
ti, «le montagne affocate di Gibilrossa», si formò veramente il Regno d’Italia.
Cosa avveniva intanto in città?
Sulla ritirata di Garibaldi il 25 e 26 il luogotenente, ingannato dal capitano
d’armi Chinnici, aveva scritto a Napoli e dato in Palermo notizie fantastiche.
A Napoli: «La fuga di Garibaldi, di questo fantasma della rivoluzione italia-
na, ha esercitato una salutare influenza sui buoni, ha rilevato il prestigio del-
la legittima autorità e si ha la certezza che incalzato dalle valorose truppe di
S.M. egli e la sua orda finiranno per essere massacrati dalle popolazioni, avi-
de di impossessarsi delle loro armi e dell’oro di cui si dice essere portatori.
Sembra che Garibaldi si avvicini alla marina di Sciacca, ove spera di trova-
re scampo».
A Palermo in un proclama: «La banda di Garibaldi, incalzata sempre, si ri-
tira in disordine, traversando il distretto di Corleone.
Gli insorti che l’associavano si sono dispersi, e vanno rientrando nei rispet-
tivi comuni, scorati ed abbattuti per essersi lasciati ingannare dagli invasori
stranieri, venuti a suscitare la guerra civile in Sicilia. Le regie truppe la inse-
guono».

