Page 183 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 181








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               181




                      soggiunge: «Nino, domani a Palermo». E questi risponde: «O a Palermo o al-
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                         Giovanni Sulli fa presente al La Masa che si hanno quattro colpi per ogni
                      armato di fucile. «Attaccheremo alla baionetta», risponde La Masa. «Ma non
                      ci sono baionette, e le sciabole esistenti non si possono mettere sui fucili da
                      caccia». E La Masa: «Assalite con le armi che avete, e Dio vi aiuterà».
                         In quel giorno giungono al campo parecchi stranieri, dai quali si ricevono
                      notizie preziose: sono ufficiali di navi inglesi e americane che erano ancorate
                      nel porto, e corrispondenti di giornali, tra i quali Eber, ungherese, corrispon-
                      dente del Times, che Garibaldi fa colonnello. Si presenta pure un giovane pa-
                      lermitano, Michele Pojero, travestito da ufficiale americano, che viene a por-
                      tare una pianta topografica di Palermo, affidatagli dal comitato segreto rivo-
                      luzionario della città, nella quale erano indicate esattamente tutte le posizio-
                      ni del presidio.
                         Il piccolo corpo di operazione, intanto, girando pel piano di Stoppa, giun-
                      ge pure al convento di Gibilrossa. Là tra quei colli selvaggi, fra quegl’ispidi
                      dirupi, di dove a Palermo sorge il sole e si spande la luce, erano riuniti gl’in-
                      sorti siciliani e i garibaldini, Italiani del nord e Italiani del sud: Palermitani e
                      Piemontesi, Trapanesi e Lombardi, Agrigentini e Genovesi. Lì su quei mon-
                      ti, «le montagne affocate di Gibilrossa», si formò veramente il Regno d’Italia.
                         Cosa avveniva intanto in città?
                         Sulla ritirata di Garibaldi il 25 e 26 il luogotenente, ingannato dal capitano
                      d’armi Chinnici, aveva scritto a Napoli e dato in Palermo notizie fantastiche.
                         A Napoli: «La fuga di Garibaldi, di questo fantasma della rivoluzione italia-
                      na, ha esercitato una salutare influenza sui buoni, ha rilevato il prestigio del-
                      la legittima autorità e si ha la certezza che incalzato dalle valorose truppe di
                      S.M. egli e la sua orda finiranno per essere massacrati dalle popolazioni, avi-
                      de di impossessarsi delle loro armi e dell’oro di cui si dice essere portatori.
                         Sembra che Garibaldi si avvicini alla marina di Sciacca, ove spera di trova-
                      re scampo».
                         A Palermo in un proclama: «La banda di Garibaldi, incalzata sempre, si ri-
                      tira in disordine, traversando il distretto di Corleone.
                         Gli insorti che l’associavano si sono dispersi, e vanno rientrando nei rispet-
                      tivi comuni, scorati ed abbattuti per essersi lasciati ingannare dagli invasori
                      stranieri, venuti a suscitare la guerra civile in Sicilia. Le regie truppe la inse-
                      guono».
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