Page 182 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   rale base d’operazione sopra Palermo». Le squadre (una cinquantina e più)
                   erano riunite, secondo la loro provenienza; le più numerose erano quelle del
                   Rotolo e del Di Marco, che superavano i 300 uomini, del marchese
                   Firmaturi, del La Porta e del Puglisi, che superavano i 400, e quella di S. An-
                   na, che superava i 500. La debolezza era nell’armamento; le squadre più for-
                   ti avevano una trentina di fucili in tutto, il resto era armato di picche, pali di
                   ferro e vecchie sciabole.

                      26 MAGGIO - Garibaldi, dopo aver fatto bandire nel paese a suon di tam-
                   buro che gli occorrevano pali di ferro, rame, stagno e piombo, accompagna-
                   to da Türr, Bixio, e altri, va al campo di Gibilrossa, ch’era presso il convento.
                   Appena egli si presenta succede uno spettacolo indescrivibile. Tutti prorom-
                   pono in un immenso applauso, sventolano bandiere, s’intonano inni nazio-
                   nali, e il grido di «guerra! guerra! morte a lu Re!» rimbomba nella sottostan-
                   te vallata ed echeggia pei monti vicini. Sotto un vecchio ulivo Garibaldi tie-
                   ne un consiglio di guerra: «Voi sapete - disse - in che condizioni ci troviamo;
                   noi siamo pochi, e abbiamo a combattere il presidio numeroso delle truppe
                   di Palermo. Io non sono solito a chiedere consigli, ma questa volta di fronte
                   alla gravità del caso, perché con un attacco andiamo a compromettere la po-
                   polazione di una grande città, ed un esito infelice comprometterebbe una
                   gran causa, la causa della Patria, io desidero conoscere il vostro avviso. Due
                   vie ci sono aperte: o arditamente attaccare le truppe che custodiscono la cit-
                   tà, o andarcene nel centro della Sicilia, e, dopo ingrossate le forze, attaccare
                   Palermo. Dite quale delle due vie scegliereste» (Calvino). La Masa, Bixio,
                   Türr, Crispi, Cairoli sono per l’attacco immediato. Sirtori, più prudente e
                   meno fiducioso nell’opera delle squadre siciliane, propone di ritirarsi a Ca-
                   strogiovanni (oggi Enna), aspettando rinforzi da Genova, mettere in rivolu-
                   zione la Sicilia, e solo allora muovere su Palermo. Ma Forceri e Mastricchi as-
                   sicurano Garibaldi sull’opera delle squadre. «Generale - dicono - potete con-
                   tare sui nostri come su gente che non bada che a vincere».
                      Garibaldi le passa in rivista, e ricambia l’augurale saluto dicendo con dol-
                   ce sorriso: «Con tanta gente si va in Cina!». Suddivide le squadre in gruppi di
                   10 uomini ciascuna, comandati da un caporale, contraddistinto con una fa-
                   scia tricolore; poi soddisfatto si rivolge al La Masa: «Avete fatto un Corpo
                   d’armata», dice. E poi rivoltosi alle squadre esclama: «Stasera marceremo, e
                   domani all’alba libereremo i nostri fratelli palermitani». Poi guardando Bixio
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