Page 178 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   affonda nella mota a mezza gamba, e Garibaldi al passaggio del torrente Gar-
                   rone deve dar l’esempio, scendere da cavallo, e mettersi in testa. I cannoni e
                   i materiali debbono essere portati a spalla con gravissime difficoltà, appesi ai
                   pali di un pagliaio trovato nella campagna. Tuttavia l’oscurità serve, se non al-
                   tro, a celare il movimento, il che è un gran vantaggio.
                      Il combattimento di quel giorno era riuscito assai pregiudizievole ai ribel-
                   li. La loro fiducia in Garibaldi era alquanto scossa, perché si erano creduti ab-
                   bandonati. Garibaldi aveva corso grave pericolo di essere accerchiato; lo nota
                   il Buttà, ed ha ragione. I regi per fortuna non insistettero nell’azione; che sa-
                   rebbe avvenuto se fossero giunti quel giorno a Portella Bianca?

                      22-23 MAGGIO - I garibaldini si rafforzarono sul Cozzo di Crasto (m. 600)
                   (Calvario), che domina Parco, costruendo trincee con la pietra calcarea che si
                   trovava sul posto, e una piattaforma sulla quale vengono messi i cannoni. La
                   notte gl’insorti accendono fuochi su tutti i punti. È tutta una lunga linea di
                   lumi, che si estende dal Mastro Nardo pel Grifone, lo Starrabba, Pizzo di Fi-
                   co, Cozzo di Crasto, e dall’altra parte a Pioppo. Lo spettacolo doveva essere
                   davvero imponente e terrificante. I borbonici dovevano per forza ritenere che
                   gl’insorti fossero almeno trentamila e tremarne.
                      La posizione scelta era buona, dappoiché dalle alture di Parco si battono
                   bene le provenienze da Villagrazia e da Monreale. Senonchè tale posizione,
                   buona per sé, non può esser difesa con scarse forze contro un doppio attacco
                   da Palermo-Villagrazia e da Monreale. Di più è facile riuscire alle sue spalle,
                   o passando da ovest per la Portella del Pozzillo e il vallone di Femmina Mor-
                   ta, o da est per la valle di Fico.
                      Per il 23 i generali borbonici avevano stabilito un’azione combinata con-
                   tro Garibaldi e gl’insorti, da parte di colonne provenienti da Pioppo
                   (Mechel), Monreale (Bosco) e Palermo (Salzano). Per la mancanza di unità di
                   direzione e di coordinamento, il 23 vengono solo attaccate le squadre della
                   Grazia, cosicché l’azione generale viene rimandata al giorno dopo.


                      24 MAGGIO - L’avanzata dei regi procede abbastanza rapida, molestata sol-
                   tanto da qualche fucilata, sparata dalle squadre che coronavano le alture, e
                   Mechel entra in Parco senza opposizione, poiché Garibaldi si è sottratto alla
                   sua azione, ripidamente sgombrandolo e ritirandosi su Piana.
                      «Io, - egli scrisse, - non avrei temuto l’attacco di fronte, benché il nemico
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