Page 173 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA 171
Piante di Romano, ove si arrestano in angolo morto, per sottrarsi agli effetti
del fuoco nemico.
Il monte era come diviso in varie banchine o terrazzamenti, fasciati di aga-
vi e rinforzati con muriccioli a secco. Ripresa l’avanzata, i garibaldini fatico-
samente conquistano una banchina dopo l’altra, sempre sotto il vivace fuoco
nemico. Il loro fuoco invece è scarso; fanno qualche buon tiro i Liguri, che
hanno buone carabine, e qualche siciliano delle squadre. Da Calatafìmi giun-
gono ai regi altre 5 compagnie, un plotone cavalleria e due pezzi; il resto ri-
mane nel paese «per custodire quella essenzialissima posizione di ritirata».
Il combattimento si fa aspro, «caldissimo», come scrisse poi il Landi. Ga-
ribaldi scende lentamente il monte Pietralunga, avvolto nel suo poncho, con
la sciabola inguainata appoggiata alla spalla. La mischia ha dilagato contraria-
mente alle sue intenzioni, ma ormai egli non può più abbandonare il suo sca-
glione avanzato; spinge perciò alla destra di questo le altre due compagnie di
Carini, a sinistra il battaglione Bixio, e segue egli stesso le truppe. Una palla
a lui destinata colpisce alla bocca il maggiore Elia, nel momento in cui gli rac-
comandava di non esporsi troppo. Elia cade traverso con la bocca piena di
sangue, mentre cadono morti o feriti attorno al duce, Montanari, Schiaffino,
Nullo, Manin, Sirtori, Stocco, Missori, Majocchi, Menotti e tanti altri. A un
certo punto lo stesso Bixio esita, ed esprime a Garibaldi il dubbio se non con-
venga disimpegnarsi dal combattimento e ritirarsi. «No - risponde il duce
tranquillamente qui si fa l’Italia o si muore!». E brandendo in alto la sciabo-
la e gridando «viva l’Italia!» si slancia per primo su per l’ultima balza.
Invano Sforza ha mandato messi su messi a Landi, per chiedere ancora
nuovi rinforzi; egli non vede venire nessuno. I regi sono ormai anche a corto
di cartucce; allora ricorrono alle pietre, e un grosso sasso colpisce Garibaldi
sulla spalla destra. La bandiera dei Mille ondeggia sulle prime file, poi spari-
sce, perché Schiaffino, l’alfiere marinaio, è ucciso. Il soldato Giuseppe De Vi-
ta dell’Vili cacciatori l’afferra e la porta al suo comandante; la guida Damiani
fa appena a tempo a strapparne un nastro, che conserva.
Frattanto l’Orsini riesce a mettere in batteria la sua colubrina, e spara qual-
che colpo che mette un po’ di scompiglio nei borbonici. Un loro cannone,
dopo aver ucciso uno dei tre fratelli Sacchi, è preso da Enrico Cairoli e da tre
altri studenti di Pavia.
Quando dalla parte dei regi suona la ritirata, i garibaldini la sentono con
sorpresa e con gioia. Non sembra vero. La ritirata è protetta da quel plotone

