Page 173 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 171








                                            LA CAMPAGNA DEL 1860 IN SICILIA               171




                      Piante di Romano, ove si arrestano in angolo morto, per sottrarsi agli effetti
                      del fuoco nemico.
                         Il monte era come diviso in varie banchine o terrazzamenti, fasciati di aga-
                      vi e rinforzati con muriccioli a secco. Ripresa l’avanzata, i garibaldini fatico-
                      samente conquistano una banchina dopo l’altra, sempre sotto il vivace fuoco
                      nemico. Il loro fuoco invece è scarso; fanno qualche buon tiro i Liguri, che
                      hanno buone carabine, e qualche siciliano delle squadre. Da Calatafìmi giun-
                      gono ai regi altre 5 compagnie, un plotone cavalleria e due pezzi; il resto ri-
                      mane nel paese «per custodire quella essenzialissima posizione di ritirata».
                         Il combattimento si fa aspro, «caldissimo», come scrisse poi il Landi. Ga-
                      ribaldi scende lentamente il monte Pietralunga, avvolto nel suo poncho, con
                      la sciabola inguainata appoggiata alla spalla. La mischia ha dilagato contraria-
                      mente alle sue intenzioni, ma ormai egli non può più abbandonare il suo sca-
                      glione avanzato; spinge perciò alla destra di questo le altre due compagnie di
                      Carini, a sinistra il battaglione Bixio, e segue egli stesso le truppe. Una palla
                      a lui destinata colpisce alla bocca il maggiore Elia, nel momento in cui gli rac-
                      comandava di non esporsi troppo. Elia cade traverso con la bocca piena di
                      sangue, mentre cadono morti o feriti attorno al duce, Montanari, Schiaffino,
                      Nullo, Manin, Sirtori, Stocco, Missori, Majocchi, Menotti e tanti altri. A un
                      certo punto lo stesso Bixio esita, ed esprime a Garibaldi il dubbio se non con-
                      venga disimpegnarsi dal combattimento e ritirarsi. «No - risponde il duce
                      tranquillamente qui si fa l’Italia o si muore!». E brandendo in alto la sciabo-
                      la e gridando «viva l’Italia!» si slancia per primo su per l’ultima balza.
                         Invano Sforza ha mandato messi su messi a Landi, per chiedere ancora
                      nuovi rinforzi; egli non vede venire nessuno. I regi sono ormai anche a corto
                      di cartucce; allora ricorrono alle pietre, e un grosso sasso colpisce Garibaldi
                      sulla spalla destra. La bandiera dei Mille ondeggia sulle prime file, poi spari-
                      sce, perché Schiaffino, l’alfiere marinaio, è ucciso. Il soldato Giuseppe De Vi-
                      ta dell’Vili cacciatori l’afferra e la porta al suo comandante; la guida Damiani
                      fa appena a tempo a strapparne un nastro, che conserva.
                         Frattanto l’Orsini riesce a mettere in batteria la sua colubrina, e spara qual-
                      che colpo che mette un po’ di scompiglio nei borbonici. Un loro cannone,
                      dopo aver ucciso uno dei tre fratelli Sacchi, è preso da Enrico Cairoli e da tre
                      altri studenti di Pavia.
                         Quando dalla parte dei regi suona la ritirata, i garibaldini la sentono con
                      sorpresa e con gioia. Non sembra vero. La ritirata è protetta da quel plotone
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