Page 174 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   di cavalleria che durante il combattimento era rimasto inattivo sullo stradale.
                   Ma i garibaldini stanchi e sfiniti dalla lunga lotta, dal caldo e dalla sete non
                   hanno alcuna velleità di inseguire.
                      Ebbero essi 32 morti tra i quali il Montanari, carissimo al duce, e 182 fe-
                   riti, di cui solo un’ottantina gravi; i borbonici 36 morti e circa 150 feriti, e
                   perdettero il cannone caduto in mano agli studenti pavesi. Secondo altri da-
                   ti le perdite furono: 111 regi morti e feriti su 2300 uomini, 127 garibaldini
                   fuori combattimento.
                      Come dice il Còrsi, «il fatto d’armi di Calatafimi per ragione tattica non
                   fu che una grossa scaramuccia lunga ed aspra, combattuta d’ambo le parti con
                   molta bravura, ma per l’effetto morale merita davvero il nome di battaglia che
                   gli fu dato». Essa, infatti, come scrisse Garibaldi nelle sue «Memorie», fu «in-
                   contestabilmente decisiva per la brillante campagna del ‘60».


                      16 MAGGIO - Garibaldi alle 7 antimeridiane entra a Calatafimi, abbando-
                   nata da Landi e vi instaura un comitato provvisorio.
                      Scrive al Pilo: «Dite ai Siciliani che è ora di finirla, e che la finiremo pre-
                   sto; qualunque arma è buona per un valoroso, fucile, falce, mannaia, un chio-
                   do sulla punta d’un bastone. Riunitevi a noi o osteggiate il nemico in quei
                   dintorni, se più vi conviene; fate accendere dei fuochi su tutte le alture che
                   contornano il nemico.
                      Tirate quante fucilate si può di notte sulle sentinelle e sui posti avanzati.
                   Intercettate le comunicazioni. Incomodatelo infine in ogni modo».
                      La Masa, per far proseliti, passa per Gibellina, Roccamena, Mezzoiuso,
                   pubblicando proclami, fondando comitati, disarmando le guardie urbane,
                   chiedendo contribuzioni, «polvere, piombo, cappotti e denaro».
                      Landi, che forse in primo tempo voleva tenere testa a Calatafimi, tanto che
                   aveva chiesto a Palermo «aiuti e pronti aiuti», abbandona poi il paese verso
                   mezzanotte, sosta brevemente ad Alcamo, dove arriva alle due di notte, e pro-
                   segue indi per Partinico.
                      In quella località la sua colonna è violentemente attaccata dalla popolazio-
                   ne, e dopo una lotta aspra e confusa riparte da Partinico lasciando sul terre-
                   no 6 morti e 25 feriti. Prosegue per Montelepre, sempre molestato durante il
                   percorso, arrivando coi soldati spedati, stanchissimi, dispersi, e abbandonan-
                   do per via arnesi e bagagli. All’alba del 17 è a Palermo. Così ha fatto fare qua-
                   si d’un fiato alle sue truppe più di 50 km., mentre nell’andare aveva impiega-
                   to sette giorni.
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