Page 145 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1859 143
nostre. Per noi si può dire che viviamo una vita tutto nostra: laddove è il ne-
mico, là si marcia senza curarci troppo del numero. Tutto il resto tace; marce
continue, non 6 ore fermi, non vitto regolare, ma pane, formaggio e qualche
volta un poco di carne abbrustolita, è tutto quello che ricevono i soldati; la
nostra traversia è il mancar sempre di scarpe; ma tutti camminiamo allegra-
mente...». E finiva con queste profetiche parole di fede: «... è per me una cer-
tezza che, qualunque possano essere le peripezie di questa guerra, è però giun-
to il giorno in cui l’Austria avrà cessato di regnare in Italia.
Certo non è tutto bello nel nostro avvenire, ma il tempo ed i posteri faranno
il resto...».
Due giorni rimasero in Bergamo i garibaldini a riorganizzarsi, completare
l’istruzione e arruolar volontari, mentre le guide a cavallo ad alcuni distacca-
menti spingevano avanti lontane esplorazioni e mantenevano viva l’agitazio-
ne nelle popolazioni.
Tra i distaccamenti inviati, uno, di una quarantina di cacciatori agli ordi-
ni del tenente Pisani, fu spinto senz’altro fino a Brescia, per tener d’occhio il
nemico; la sera del 9 era a Palazzolo sull’Oglio e l’indomani a Spina, nei pres-
si di Cologne, tra Palazzolo e Rovato, dove seppe abilmente tenere a bada un
intero battaglione avversario proveniente da Verona, ritirandosi poi su mon-
te Orfano dopo di avergli catturato 18 uomini.
Il giorno 9 stesso, Garibaldi si recò, per Lecco e Como, a Milano a confe-
rire col Re, il quale gli rimise la medaglia d’oro al valor militare e gli annun-
ziò la nomina, per decreto reale, a maggior generale dell’esercito sardo, di cui
sino allora aveva solo le funzioni per disposizione ministeriale. Gli espresse,
inoltre, le più vive congratulazioni per il contegno impavido e valoroso sem-
pre tenuto dai cacciatori.
Il generale, nel comunicare ai volontari il compiacimento sovrano, si dice-
va commosso e superbo di comandare quei prodi, ma aggiungeva soltanto la
raccomandazione di una «più accurata disciplina».
Distribuite le ricompense al valore conferite dal Re, la sera dell’ 11, sapu-
to che il maresciallo Urban si era frattanto ritirato dall’Adda e che Brescia era
stata sgombrata dagli imperiali, si mosse da Bergamo a quella volta, per la
grande strada.
A Bergamo lasciò il maggiore Camozzi e inviò a Sàrnico, sul lago d’Iseo,
il tenente Cadolini per far arruolamenti e tener desta l’insurrezione, compito
che i capitani Costa, Fanti e Ferrari disimpegnavano rispettivamente a Vare-

