Page 140 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Tagliato così da Como, non frappose indugi: come dice di lui il principe
                   Hohenlohe-Ingelfingen, egli aveva scritto sulla propria bandiera il motto del
                   grande Napoleone «attività, attività, celerità », sicché, senza porre tempo in
                   mezzo, avviò la Brigata per la Valcuvia e la sera si fermò con due reggimenti
                   a Cuvio, spingendo il reggimento Medici sino a Cassano. L’indomani, deciso
                   ad attaccare senz’altro il nemico a Varese, proseguì con i due reggimenti per
                   il sentiero che per Brinzio gira a settentrione di monte del Campo dei Fiori e
                   scende su Varese ad oriente di S. Maria del Monte e si arrestò di fronte a que-
                   st’ultima località, mentre il Medici da Cassano passava in Valganna e si spin-
                   geva nei pressi d’Induno Olona.
                      Il giorno dopo, 2 giugno, si avanzò sin verso Sant’Ambrogio, un quattro
                   chilometri a nord-ovest di Varese, col proposito di attaccare il nemico che
                   aveva occupato le alture di Giubiano a sud-est della città e che non osò, for-
                   te com’era, di affrontare la debole schiera garibaldina, in posizione sfavorevo-
                   le, con la frontiera svizzera sul fianco e alle spalle.
                      Ma assai critica si presentava la situazione dei volontari perché, a prescin-
                   dere dalla grande inferiorità numerica e di armamento, non poteva certo aver
                   giovato al loro morale e allo spirito patriottico delle popolazioni l’insuccesso
                   di Laveno, il ritorno minaccioso di Urban e l’esodo da Varese dei migliori e
                   più compromessi cittadini, mentre ormai tutte le strade parevano precluse al-
                   la Brigata.
                      Il generale, uso a vedere ogni cosa con i propri occhi, osservate da un’altu-
                   ra le posizioni del nemico, che giudicò occupate da 12-15.000 uomini, non
                   supponendo né imminente né probabile una ritirata dell’Urban, invece di at-
                   taccare decise di aggirare le posizioni e di recarsi a Como, che chiedeva aiuto
                   in seguito alle minacce dell’Urban stesso di restaurarvi al più presto il gover-
                   no imperiale. Questa richiesta di aiuto gli veniva rimessa da una gentile mes-
                   saggera, la marchesina Giuseppina Raimondi, audacemente pervenuta da Co-
                   mo attraverso i monti della Svizzera: incontro che fu fatale all’Eroe, perché
                   ebbe un ingrato epilogo sulla fine del gennaio dell’anno seguente.
                      Con un’arditissima marcia di fianco, quasi sfidando il nemico, che si limi-
                   tò a spiarne le mosse mercé qualche pattuglia, per Induno, S. Fermo, Róde-
                   ro, Uggiate, sotto un temporale furiosissimo che durò sino a sera, si recò a
                   Como, dove entrò alle 22, tra la popolazione esultante.
                      Garibaldi, con l’iniziativa delle operazioni, si era ormai assicurato in pie-
                   no il vantaggio d’imporre la propria volontà all’avversario: questa marcia ge-
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