Page 138 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 138

impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 136








                   136                   IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI




                   riosa a corpo a corpo con i difensori, ma caduti feriti gli ufficiali - il Landi
                   con i sottotenenti Gastaldi e Sprovieri - dovette ritirarsi. La compagnia Bron-
                   zetti invece, male guidata dai paesani, vagò l’intera notte e nulla fece. L’oscu-
                   rità impedì inoltre agli obici trainati d’inerpicarsi su per la malagevole strada
                   del Sasso del Ferro, cosicché essi tornarono a Cittiglio. Anche il terzo capita-
                   no, lo Spegazzini, fu ferito durante la ritirata, la quale si svolse sotto un vivo
                   fuoco di artiglieria e di fucileria che il nemico fece alla cieca. Pure la sorpre-
                   sa dei vapori, presi dal panico i battellieri al tuonar del cannone, fallì.
                      All’alba del 1° giugno, messi in batteria 4 obici da montagna sul poggio a
                   sud di Laveno, il generale stesso, ch’era rimasto la notte lassù con i carabinie-
                   ri genovesi, si persuase della inutilità di ogni ulteriore azione e ordinò la riti-
                   rata su Cittiglio, che si compì lenta ed ordinarissima, nonostante il fuoco vee-
                   mente dei forti e dei vapori.
                      I Cacciatori delle Alpi ebbero 18 feriti dei quali qualcuno, compreso il sotto-
                   tenente Gastaldi, rimase in mano del nemico, che non perdette che 7 uomini.


                      II ritorno di Garibaldi da Como a Varese e l’impresa di Laveno ebbero non
                   poche critiche. Ma la storia ne ha ormai fatto ragione e di quella repentina
                   decisione mette in luce soprattutto il lato artistico. Un generale di comune le-
                   vatura avrebbe trattenuto attorno a Como le truppe assai affaticate e logore
                   per riordinarle, col rischio di essere sorpreso in quella bassura da un ritorno
                   offensivo di maggiori forze dell’Urban. L’immobilità, dato il compito affida-
                   to a Garibaldi di agire sulla destra austriaca, non rispondeva né alla sua mis-
                   sione ne alla natura di lui, insofferente di stasi, tanto più che solo l’attività po-
                   teva compensarne l’inferiorità numerica. Che fare? Mettersi con la sottile sua
                   schiera, sprovvista di cavalli e di cannoni, in terreno piano e scoperto, alla ri-
                   cerca del nemico verso Milano, dove avrebbe incontrato, oltre la Divisione
                   Urban, il presidio della capitale del Lombardo-Veneto? Non bisogna dimen-
                   ticare che il 28 e 29 maggio le truppe alleate a lui più vicine erano a Vercelli,
                   un 75 chilometri in linea d’aria da Como, e il 30 e 31 erano a Palestro all’in-
                   circa alla stessa distanza.
                      La spedizione di Laveno, se fosse riuscita - e lo poteva - avrebbe invece as-
                   sicurato le spalle e le comunicazioni del piccolo corpo autonomo dei volon-
                   tari, i quali in quei giorni eran stati abbandonati a loro stessi senza riforni-
                   menti e senza notizie di quanto succedeva sul teatro della guerra, appunto per
                   le difficoltà di comunicazione attraverso il lago Maggiore.
   133   134   135   136   137   138   139   140   141   142   143