Page 138 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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riosa a corpo a corpo con i difensori, ma caduti feriti gli ufficiali - il Landi
con i sottotenenti Gastaldi e Sprovieri - dovette ritirarsi. La compagnia Bron-
zetti invece, male guidata dai paesani, vagò l’intera notte e nulla fece. L’oscu-
rità impedì inoltre agli obici trainati d’inerpicarsi su per la malagevole strada
del Sasso del Ferro, cosicché essi tornarono a Cittiglio. Anche il terzo capita-
no, lo Spegazzini, fu ferito durante la ritirata, la quale si svolse sotto un vivo
fuoco di artiglieria e di fucileria che il nemico fece alla cieca. Pure la sorpre-
sa dei vapori, presi dal panico i battellieri al tuonar del cannone, fallì.
All’alba del 1° giugno, messi in batteria 4 obici da montagna sul poggio a
sud di Laveno, il generale stesso, ch’era rimasto la notte lassù con i carabinie-
ri genovesi, si persuase della inutilità di ogni ulteriore azione e ordinò la riti-
rata su Cittiglio, che si compì lenta ed ordinarissima, nonostante il fuoco vee-
mente dei forti e dei vapori.
I Cacciatori delle Alpi ebbero 18 feriti dei quali qualcuno, compreso il sotto-
tenente Gastaldi, rimase in mano del nemico, che non perdette che 7 uomini.
II ritorno di Garibaldi da Como a Varese e l’impresa di Laveno ebbero non
poche critiche. Ma la storia ne ha ormai fatto ragione e di quella repentina
decisione mette in luce soprattutto il lato artistico. Un generale di comune le-
vatura avrebbe trattenuto attorno a Como le truppe assai affaticate e logore
per riordinarle, col rischio di essere sorpreso in quella bassura da un ritorno
offensivo di maggiori forze dell’Urban. L’immobilità, dato il compito affida-
to a Garibaldi di agire sulla destra austriaca, non rispondeva né alla sua mis-
sione ne alla natura di lui, insofferente di stasi, tanto più che solo l’attività po-
teva compensarne l’inferiorità numerica. Che fare? Mettersi con la sottile sua
schiera, sprovvista di cavalli e di cannoni, in terreno piano e scoperto, alla ri-
cerca del nemico verso Milano, dove avrebbe incontrato, oltre la Divisione
Urban, il presidio della capitale del Lombardo-Veneto? Non bisogna dimen-
ticare che il 28 e 29 maggio le truppe alleate a lui più vicine erano a Vercelli,
un 75 chilometri in linea d’aria da Como, e il 30 e 31 erano a Palestro all’in-
circa alla stessa distanza.
La spedizione di Laveno, se fosse riuscita - e lo poteva - avrebbe invece as-
sicurato le spalle e le comunicazioni del piccolo corpo autonomo dei volon-
tari, i quali in quei giorni eran stati abbandonati a loro stessi senza riforni-
menti e senza notizie di quanto succedeva sul teatro della guerra, appunto per
le difficoltà di comunicazione attraverso il lago Maggiore.

