Page 141 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 139








                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      139




                      nialissima, eseguita con 3000 volontari, stanchi e mal nutriti, in cospetto di
                      un’intera Divisione di tre Brigate che non osarono molestarli, ne è la miglior
                      prova.
                         Primo pensiero del generale fu quello di rafforzare la posizione, dislocan-
                      do un reggimento a Camerlata ed uno al castello di Baradello e a S. Fermo,
                      tenendo il contatto col nemico mediante quattro ardite grosse pattuglie co-
                      mandate da ufficiali, spinte in quattro diverse direzioni.
                         Esse dovevano trarre in inganno le popolazioni e il nemico col comparire
                      in località diverse, far vedere lontano la divisa dei volontari, ordinare qua e là
                      viveri per migliaia di uomini e poi scomparire.
                         In quello stesso giorno 2, il comandante del I Corpo imperiale, marescial-
                      lo Clam-Gallas, aveva inviato un’altra Brigata a prestare man forte all’Urban
                      verso Gallarate e, ritenendo che il temuto Garibaldi si trovasse a Lecco, mo-
                      stravasi ben deciso a metterlo fuori questione, con la schiacciante superiorità
                      delle proprie truppe.
                         E qui cade pertanto acconcio un cenno alle pochissime forze e agli scarsi
                      mezzi forniti al condottiero rispetto alla vastità del compito assegnatogli, tan-
                      to che viene fatto di supporre che, stante la probabilità che il comando fran-
                      co-sardo aveva di attaccare gli imperiali per la loro destra - come fece - non si
                      siano date all’Eroe popolare forze maggiori per non attrarre troppo l’attenzio-
                      ne del nemico verso nord. Egli ebbe difatti, come si è visto, poco più di tre-
                      mila combattenti, male armati, mal vestiti, senza artiglieria, quasi senza caval-
                      leria, come se a tutto dovesse sopperire la genialità e lo spirito pratico e ricco
                      di espedienti del capo e il valore dei suoi militi, che sotto il suo sguardo affa-
                      scinante affrontavano sorridenti la morte.
                         Non mancò il generale di scrivere al ministro della guerra ed al Re stesso,
                      prospettando come con le sole forze di cui disponeva gli sarebbe stato assai
                      difficile di conseguire lo scopo desiderato ed in virtù del quale si era ordina-
                      to che passassero sotto il suo comando tutti i volontari che si trovavano a Sa-
                      vigliano e ad Acqui, ossia anche i Cacciatori degli Appennini, che si erano del
                      resto in gran parte arruolati per partire e combattere agli ordini di lui. Ma il
                      ministero della guerra non aderì a questa richiesta, non essendo quel corpo
                      per il momento ancora in grado di sopportare le fatiche della guerra.
                         In quei giorni - senza che i volontari ne avessero sentore - grandi avveni-
                      menti erano accaduti tra Sesia e Ticino.
                         Sin dal 20 maggio l’Imperatore Napoleone III, che il 14 aveva assunto ad
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