Page 134 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Al seguito del nemico si cacciarono impetuosamente prima i reparti del ca-
                   pitano Cenni, poi gli altri, tratti innanzi dallo stesso Garibaldi per una deci-
                   sa puntata su Como. Erano le 21,30 quando i volontari irruppero in massa,
                   dalla scesa di val di Vico, nella città, tra lo squillo delle trombe e le acclama-
                   zioni a Garibaldi e a Vittorio Emanuele della popolazione trasognata dal ra-
                   pido succedersi degli eventi, mentre la città si andava illuminando e le cam-
                   pane suonavano a stormo. Momenti di sublime entusiasmo, di cui ci riman-
                   gono i ricordi narrati con intensa commozione dai testimoni di quelle gior-
                   nate. Il primo momento del travolgente entusiasmo fu come lo scoppio di
                   una mina, scriveva lo stesso Garibaldi dodici anni dopo: «successe una scena
                   impossibile a descrivere e che meritava di essere illuminata dal sole».
                      Mentre i volontari entravano in città da Porta Sala - poi Garibaldi - che il
                   nemico non seppe chiudere né battere con l’artiglieria che aveva alla mano,
                   gli Austriaci uscivano da Porta Torre - poi Vittoria - rimontavano la via sino
                   a Camerlata e, con molta celerità, riuscivano a salire tutti sui treni e a ripara-
                   re a Monza. Quando verso mezzanotte l’instancabile Medici, con parte del
                   proprio reggimento, occupò Camerlata, da dove poco prima erano ancora
                   partiti innocui razzi sull’abitato di Como, il nemico era ormai sfuggito, la-
                   sciando nelle mani dei garibaldini molti bagagli, i magazzini, tutte le carte
                   contabili e una cinquantina di prigionieri.
                      L’entusiasmo dei cacciatori stanchissimi e le frenetiche manifestazioni ver-
                   so Garibaldi «baciato, benedetto, toccato come un santo, portato in trionfo
                   sino al palazzo del Comune» non sviarono un solo istante il pensiero di lui,
                   che già prima dell’alba occupava Camerlata con tutta la Brigata. E insieme
                   agli elogi ai suoi prodi, geloso com’era del loro buon nome presso le popola-
                   zioni e presso il nemico stesso, non omise di stigmatizzare acerbamente un at-
                   to isolato di vandalismo, il saccheggio di un magazzino avvenuto da parte di
                   qualcuno di quei militi stanchi e affamati.
                      Così i 3000 volontari, senza artiglieria, avevano di nuovo avuto ragione di
                   truppe regolari e solide, che questa volta ammontavano a non meno di 8000
                   fucili con 2 squadroni e 16 pezzi.
                      I cacciatori perdettero una sessantina di uomini, tra i quali 5 ufficiali, gli
                   imperiali sui 120.

                      La straordinaria velocità di mosse di Garibaldi dalla Dora alla Sesia, al Ti-
                   cino, a Varese e a Como e il valore dimostrato dai giovani volontari, che ave-
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