Page 131 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1859 129
II combattimento di Varese ci offre un bell’esempio di combattimento di-
fensivo: i Cacciatori delle Alpi, ben trincerati, dopo di aver rigettato il nemi-
co con un tiro mirato a brevissima distanza, lo attaccarono impetuosamente
sulla fronte e sul fianco, lo inseguirono per parecchi chilometri, ne riattacca-
rono le retro guardie e lo lasciarono nella persuasione di aver avuto di fronte
forze più che doppie di quelle che ebbe realmente.
Dello spirito elevato che animava i volontari fanno fede molti scritti di te-
stimoni oculari: tra gli altri il Cadolini, allora sottotenente della 2ª compa-
gnia del reggimento Medici, il quale scriveva nel suo diario accuratissimo co-
me il rintronare del cannone nemico, all’inizio dell’azione, rianimasse ognor
più nei cacciatori i nobili e generosi sensi dai quali eran stati indotti a dar di
piglio alle armi e come un fremito di gioia si scoprisse sul volto di tutti i com-
battenti e ammirabile fosse la loro arditezza di fronte al pericolo. Un solo pri-
gioniero era rimasto nelle mani del nemico, un giovane milite che venne in-
terrogato dallo stesso generale Urban: si dice che il contegno dignitoso di quel
giovanetto fosse ammirato dagli stessi nemici e che l’Urban - detto il Garibal-
di dell’Austria per le imprese da lui compiute in Ungheria - dichiarasse che se
avesse avuto ai suoi ordini soldati uguali a quelli di Garibaldi avrebbe sapu-
to, in quindici giorni, vincere Francesi e Piemontesi.
Nel modo poi come fu disciplinata la condotta del fuoco risaltò subito la
superba calma che il condottiero già aveva saputo, in pochi giorni, ottenere
dai suoi, facendoli attendere che il nemico fosse giunto a cinquanta passi pri-
ma di tirare. A questo risultato, che parve raggiunto sin dal primo combatti-
mento, il generale mirò per tutta la campagna, non stancandosi di raccoman-
dare la necessità di risparmiare cartucce e di non tirare che a colpo sicuro, ne-
cessità ripetuta in tutte le forme. Nei suoi ordini scritti si leggono frasi come
queste: «II vero milite patriota non spara il suo fucile invano, particolarmen-
te nelle circostanze presenti»; «I molti tiri e lontani cagionano confusione nei
nostri e confidenza nel nemico che non feriscono; pochi tiri, aggiustati con
impavidezza e da vicino, feriscono molti nemici, economizzano munizioni,
non insudiciano i fucili ed atterriscono il nemico»; «Le cannonate e i razzi
non servono che a spaventar fanciulli e chi decide ogni questione è sempre la
baionetta»; «II terzo (errore) sono gli immensi tiri sprecati, non solo troppo
lontani, ma anche senza vedere il nemico e spesso contro i compagni stessi
più avanzati, per cui si rimane subito senza cartucce, ciò che serve di pretesto
ai codardi per ritirarsi»; «In ogni occasione io vedo sempre tirar troppo, con

