Page 126 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Intanto da molteplici indizi si andava appurando che il nemico voleva ten-
                   tare la puntata su Torino attesa sin dai primi giorni delle ostilità. Mentre s’in-
                   tensificava l’osservazione verso Vercelli e, a rinforzare la linea della Dora mi-
                   nacciata di aggiramento da Ivrea, s’inviava da Savigliano il 3° reggimento
                   Cacciatori delle Alpi, il comando dell’Armata sarda, per meglio parare a quel-
                   la minaccia e per sostenere la Divisione di cavalleria che stava a difesa della
                   Dora, ordinava al generale Cialdini d’inviare al più presto Garibaldi per Ivrea
                   su Biella, dove il pomeriggio del giorno 7 era apparsa l’avanguardia di un
                   grosso corpo austriaco diretto su Ivrea. Ma essendo Garibaldi in ricognizione
                   verso Bàlzola e Villanova e, parte delle truppe in avamposti, il generale Cial-
                   dini ordinò che la brigata non partisse per Pontestura che alle 7 dell’indoma-
                   ni. Qui sarebbe stata raggiunta dal suo generale, che il mattino doveva recar-
                   si a S. Salvatore, per ricevere istruzioni direttamente dal Re, del quale è ben
                   noto quale stima e fiducia godesse.
                      All’albeggiare del giorno 8, mentre le ultime due compagnie del reggimen-
                   to Medici stavano per ritirarsi, furono segnalate due colonne nemiche, prove-
                   nienti dalle direzioni appunto di Bàlzola e di Villanova, le quali aprirono fuo-
                   co di artiglieria e di fucileria sul trinceramento che proteggeva gli avamposti
                   dei volontari e dei bersaglieri sardi. Dopo una vivace risposta a quel tiro, la
                   compagnia del prode De Cristoforis ed alcuni plotoni di bersaglieri si lancia-
                   rono risolutamente alla baionetta sul nemico, che si ritirò inseguito dalla ca-
                   valleria sarda. I volontari ebbero due feriti - i primi della campagna - e il lo-
                   ro audace contegno nell’assalto, che riscosse la ammirazione dei bersaglieri,
                   indusse lo stesso Garibaldi - conoscitore del cuore umano quant’altri mai - ad
                   esaltare questo primo fortunato successo «di pochi e poco, ma glorioso», co-
                   sì parlando, in un ordine del giorno, al cuore e all’immaginazione dei giova-
                   ni militi: «La popolazione accorreva a contemplarli e le donne si beavano del-
                   la maschia fisionomia dei giovani cacciatori. Che ne sarà quando comparire-
                   te tramezzo ai nostri popoli, coperti di cicatrici e di allori, dopo di aver baio-
                   nettato gli Austriaci? Il fatto d’arme di Casale fu da poco, ma di magnifico
                   augurio. Non bagnaronsi le baionette nel sangue nemico, perché da voi cari-
                   cato non vi mostrò che le spalle...».
                      Indugiatasi per questo scontro, la Brigata partì solo alle 8 da Casale per
                   Pontestura: qui fu raggiunta dal generale, di ritorno da S. Salvatore, dove ave-
                   va ricevuto dal Re l’ordine scritto di partire colla doppia mèta di cercare d’im-
                   pedire al nemico di portarsi sopra Torino e di recarsi a Biella per Ivrea, onde
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