Page 123 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 121








                                                LA CAMPAGNA DEL 1859                      121




                      plina ch’egli aveva saputo ovunque mantenere nell’esercizio del comando,
                      avrebbero supplito all’incompleta istruzione militare e al difetto di coesione
                      di quel corpo di nuova formazione; il secondo dicendogli che gli rimetteva la
                      nomina provvisoria a generale comandante del Corpo Cacciatori delle Alpi
                      ch’egli avrebbe saputo rendere celebre.
                         Garibaldi, dopo il suo arresto a Chiavari, il 7 settembre ‘49, aveva peregri-
                      nato da Tunisi alla Maddalena, a Gibilterra, a Tangeri e poi in Inghilterra, da
                      dove salpò per New  York. Dopo una lunga permanenza presso l’italiano
                      Meucci - l’inventore del telefono - occupato a fabbricare candele, sulla fine
                      del ‘51 partì, al comando di un bastimento di una società italo-americana,
                      per Lima e di là, nel gennaio ‘52, per la Cina. Tornato a Lima e quindi a New
                      York, sul principio del ‘54 approdava a Genova e si recava a Nizza ad abbrac-
                      ciare i tre bambini, che da cinque anni non rivedeva, e a salutare, nella tom-
                      ba, la madre venerata, deceduta il 19 marzo del ‘52. L’anno seguente aveva
                      comperato parte della deserta isola di Caprera, che lasciò il 13 agosto ‘56 per
                      visitare, per la prima volta, il conte di Cavour. Una seconda volta era torna-
                      to dal conte, a segreto convegno, sullo scorcio del dicembre ‘58, uscendone
                      lieto e con la certezza della guerra imminente. Fu allora, il 22 dicembre, che,
                      in viaggio per Caprera, scriveva da Genova a Giuseppe La Farina, com’egli
                      credesse necessario che il Re fosse alla testa dell’esercito, soggiungendo che ciò
                      avrebbe fatto tacere le gelosie e le ciarle «che disgraziatamente fanno uno de-
                      gli attributi di noi Italiani».
                         La misura della passione e del disinteresse con cui Garibaldi si accingeva
                      alla lotta ce la da il proclama ai volontari che emanò appena nominato co-
                      mandante: «Chi disse per celia di voler vincere o morire non venga meco. Io
                      non ho né spalline, né onori da offrire: io offro battaglie e 100 cartucce per
                      ciascun milite. Per tenda il cielo, per letto la terra, per testimonio Iddio».
                         Nei mesi dal gennaio all’aprile si erano andati lentamente compiendo i
                      movimenti di radunata dell’Armata sarda verso la frontiera lombarda e, il 25
                      aprile, anche i Cacciatori delle Alpi, benché non completamente organizzati,
                      furono tratti innanzi.
                         Essi erano stati ordinati in una piccola brigata di tre reggimenti, su due
                      battaglioni ciascuno, rispettivamente al comando dei tenenti colonnelli Co-
                      senz, Medici e Ardoino, con un piccolo squadrone di cacciatori a cavallo o
                      guide - tra i quali il giovane Menotti - agli ordini del Simonetta.
                         Per il momento solo il 1 ° e 2 ° reggimento vennero trasportati per ferro-
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