Page 118 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      E così, infatti, doveva essere.
                      «Cittadini Reggenti - disse il generale alle autorità repubblicane - le mie
                   truppe, inseguite da soverchianti forze austriache ed affrante dagli stenti pa-
                   titi per monti e per dirupi, non sono più atte a combattere, e fu necessità va-
                   licare il vostro confine per il riposo di poche ore e per avere pane. Esse depor-
                   ranno le armi nella vostra Repubblica, ove attualmente cessa la guerra roma-
                   na per l’indipendenza d’Italia. Io vengo tra voi come rifugiato; accoglietemi
                   come tale».
                      Ed il rifugio fu accordato, rimanendo convenuto che il governo di San
                   Marino si sarebbe fatto mediatore presso i comandanti austriaci, per ottene-
                   re garanzia e salvezza a coloro che avesse deposto le armi.
                      I resti della colonna garibaldina, affluiti in città, furono ospitati nel con-
                   vento dei Cappuccini, e seduto sui gradini del convento stesso, il generale
                   scrisse l’ultimo suo ordine del giorno:
                      «Soldati!
                      «Noi siamo sulla terra di rifugio e dobbiamo il miglior contegno possibile
                   ai generosi ospiti. In tal modo avremo meritato la considerazione dovuta alla
                   disgrazia perseguita. «Militi, io vi sciolgo dall’impegno di accompagnarmi;
                   tornate alle vostre case, ma ricordatevi che l’Italia non deve rimanere nel ser-
                   vaggio e nella menzogna».
                      I Reggenti della Repubblica, frattanto, trattavano con gli Austriaci, i qua-
                   li posero, come patti essenziali, che i legionari dovessero cedere subito le ar-
                   mi e che Garibaldi, con sua moglie, dovesse essere imbarcato per l’America.
                   Nessuna garanzia di osservanza era, però, data; non solamente, ma le condi-
                   zioni non erano da ritenersi valide, se prima non fossero state ratificate dal
                   gen. Gorzkowski, residente in Bologna. Appena conosciute queste condizio-
                   ni, Garibaldi decise di non accettarle; occorreva, però, tacere il suo pensiero,
                   per non creare imbarazzi alla Repubblica ospitale; solo a pochi suoi fidissimi
                   - il Bassi, Ciceruacchio, il Forbes e qualche altro - manifestò il suo pensiero,
                   e li trovò consenzienti nel proposito di fuga. Anita, ad ogni costo e nonostan-
                   te che il marito la scongiurasse di rimanere, volle essere con loro, in quest’ul-
                   timo e disperato tentativo.
                      II mattino del 1° agosto, alla Reggenza di San Marino fu recapitata la se-
                   guente comunicazione: «Cittadini rappresentanti della Repubblica, le condi-
                   zioni impostemi dagli Austriaci sono inaccettabili, e perciò sgombreremo il
                   territorio. G. Garibaldi».
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