Page 118 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 118
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 116
116 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
E così, infatti, doveva essere.
«Cittadini Reggenti - disse il generale alle autorità repubblicane - le mie
truppe, inseguite da soverchianti forze austriache ed affrante dagli stenti pa-
titi per monti e per dirupi, non sono più atte a combattere, e fu necessità va-
licare il vostro confine per il riposo di poche ore e per avere pane. Esse depor-
ranno le armi nella vostra Repubblica, ove attualmente cessa la guerra roma-
na per l’indipendenza d’Italia. Io vengo tra voi come rifugiato; accoglietemi
come tale».
Ed il rifugio fu accordato, rimanendo convenuto che il governo di San
Marino si sarebbe fatto mediatore presso i comandanti austriaci, per ottene-
re garanzia e salvezza a coloro che avesse deposto le armi.
I resti della colonna garibaldina, affluiti in città, furono ospitati nel con-
vento dei Cappuccini, e seduto sui gradini del convento stesso, il generale
scrisse l’ultimo suo ordine del giorno:
«Soldati!
«Noi siamo sulla terra di rifugio e dobbiamo il miglior contegno possibile
ai generosi ospiti. In tal modo avremo meritato la considerazione dovuta alla
disgrazia perseguita. «Militi, io vi sciolgo dall’impegno di accompagnarmi;
tornate alle vostre case, ma ricordatevi che l’Italia non deve rimanere nel ser-
vaggio e nella menzogna».
I Reggenti della Repubblica, frattanto, trattavano con gli Austriaci, i qua-
li posero, come patti essenziali, che i legionari dovessero cedere subito le ar-
mi e che Garibaldi, con sua moglie, dovesse essere imbarcato per l’America.
Nessuna garanzia di osservanza era, però, data; non solamente, ma le condi-
zioni non erano da ritenersi valide, se prima non fossero state ratificate dal
gen. Gorzkowski, residente in Bologna. Appena conosciute queste condizio-
ni, Garibaldi decise di non accettarle; occorreva, però, tacere il suo pensiero,
per non creare imbarazzi alla Repubblica ospitale; solo a pochi suoi fidissimi
- il Bassi, Ciceruacchio, il Forbes e qualche altro - manifestò il suo pensiero,
e li trovò consenzienti nel proposito di fuga. Anita, ad ogni costo e nonostan-
te che il marito la scongiurasse di rimanere, volle essere con loro, in quest’ul-
timo e disperato tentativo.
II mattino del 1° agosto, alla Reggenza di San Marino fu recapitata la se-
guente comunicazione: «Cittadini rappresentanti della Repubblica, le condi-
zioni impostemi dagli Austriaci sono inaccettabili, e perciò sgombreremo il
territorio. G. Garibaldi».

