Page 117 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 115
ch’era protetta, sul fianco destro, dall’esistenza della Repubblica di San Mari-
no, territorio neutrale.
Purtroppo, mentre le truppe austriache (circa 17 battaglioni complessiva-
mente, con 2 batterie e 3 squadroni) che erano venute a contatto con i gari-
baldini a Sant’Angelo in Vado, si lanciavano nuovamente alle loro calcagna,
un altro grosso scaglione (6 battaglioni), al comando del generale Hahne, si
era mosso da Bologna, per Sant’Arcangelo di Romagna e Verucchio.
All’alba del giorno 30, mentre la colonna garibaldina era in marcia da Ma-
cerata Feltria per Carpegna, la presenza di truppe austriache fu segnalata sul-
la strada tra Carpegna e Pietrarubbia: era il battaglione dell’Holzer. Deciso ad
accettare il combattimento, Garibaldi schierò i suoi a cavallo della strada; ma
non così l’intendeva l’avversario, il quale, stimandosi inferiore di forze, prefe-
rì attendere altre truppe, che dovevano essere in marcia. Vista l’esitazione av-
versaria, il generale fece eseguire un simulato attacco, ed intanto, col favore
della pioggia e della nebbia, si sottraeva ancora una volta agli avversari, giun-
gendo e sostando al convento di Pietrarubbia, che, per la sua posizione emi-
nente e ben protetta, costituiva come una specie di cittadella. Qui il Migliaz-
zo, inviato in ricognizione, venne a riferire a Garibaldi che gli Austriaci occu-
pavano in forze Verucchio; anche le colonne dello Stadion avanzavano da
sud. Il cerchio stava ormai per chiudersi; non rimaneva che gettarsi nel terri-
torio di San Marino, le cui torri erano in vista all’orizzonte.
E già il generale, entrato nel territorio della Repubblica, ove era stato pre-
ceduto da Ugo Bassi, stava trattando con i Reggenti di essa, quando, il mat-
tino del 31, uno squadrone di ussari piombò, a sciabole levate, sul grosso del-
la colonna, che sostava nel fondo del vallone di Casa Vecchia, sotto monte Ti-
tano; la presenza del nemico ingenerò tra quella gente stanca ed avvilita un
panico indescrivibile, cui invano i migliori, e prima fra tutti Anita Garibaldi,
che non disdegnò di levare il suo frustino sui fuggiaschi, tentarono di oppor-
si. La colonna si sbandò quasi completamente, i più precipitandosi disordi-
natamente verso San Marino; solo pochi valorosi, raggiunti più tardi da Ga-
ribaldi stesso, si piantarono sulla stretta che adduce in città, arrestando il ne-
mico.
Quel giorno stesso, il generale d’Aspre scriveva all’Oudinot: «In questo
momento Garibaldi è quasi messo in mezzo dai nostri battaglioni provenien-
ti da Bologna, da Ancona e da Firenze. È tuttavia, possibile ch’egli ci sfugga
di nuovo per la sua avvedutezza e celerità di movimenti...».

