Page 114 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                   egli, in tutte le soste, cercò sempre località che offrissero le migliori garanzie
                   di protezione contro assalti improvvisi.
                      Alle ore 6 del 13 luglio si iniziò la marcia per Orvieto, le cui porte, però,
                   gli furono fatte trovar chiuse dai reggitori della città, i quali temevano rappre-
                   saglie straniere; nel pomeriggio del 15, quindi, Garibaldi, dopo una sosta al-
                   l’aperto, presso la confluenza del Paglia con la Chiana, marciò su Ficulle. Bat-
                   tevano, intanto, la campagna attorno, per un raggio di oltre 20 chilometri,
                   numerosi distaccamenti, sia verso Terni e Perugia, sia verso il Trasimeno.
                      Passata la notte a Ficulle, il giorno 16 la colonna principale si diresse a Cit-
                   tà della Pieve, ma giunta che fu ai piedi del dosso su cui si stende la città, vol-
                   se bruscamente ad ovest, traversando la vallata della Chiana, per strade semi
                   impraticabili e sotto pioggia dirotta; in tal modo, però, Garibaldi si allonta-
                   nava sempre più dai Francesi e si sottraeva anche agli Austriaci, che le ultime
                   notizie dicevano in marcia da Perugia verso Città della Pieve, per sbarrare il
                   passo verso nord ai legionari.
                      A Cetona, punte di cavalleria spedite in ricognizione, riferirono al genera-
                   le che fino a Siena il terreno era assolutamente sgombro da truppe avversarie;
                   nei giorni 19 e 20, quindi, egli avanzò fino a Sant’Albino e Montepulciano,
                   e la sera del 20, pose il suo quartier generale a Torrita, una quindicina di chi-
                   lometri oltre Montepulciano. Qui, notizie sicure gli appresero che le due mas-
                   se principali degli Austriaci gravitavano attorno a Buonconvento e Perugia, a
                   50 chilometri da lui la prima, a 60 la seconda. Egli, perciò, avendo due mar-
                   ce di vantaggio su ciascuna di esse, si trovava in condizioni di prevenirle ai
                   passi dell’Appennino. Bisognava, soltanto, non perder tempo; onde il genera-
                   le, la mattina stessa del 21, abbandonò Torrita, dirigendosi ad Arezzo.
                      Giunto a Castiglion Fiorentino, il capitano Migliazzo, che ve lo aveva pre-
                   ceduto di un’ora, alla testa di un drappello di cavalleria, gli consegnò un do-
                   cumento importantissimo, trovato addosso ad un emissario austriaco, ch’era
                   stato arrestato alle porte del paese: si trattava di una lettera del generale Paum-
                   garten, il quale sul verso stesso di un biglietto del comandante il presidio di
                   Arezzo, implorante soccorsi, annunciava per la notte dal 22 al 23 luglio l’ar-
                   rivo di rinforzi: tre compagnie, che sarebbero giunte da Cortona.
                      Parve questa a Garibaldi una buona occasione per ottenere un successo sul
                   nemico; ed a tale scopo preparò un’imboscata sulla strada da Cortona a Casti-
                   glion Fiorentino. Ma gli Austriaci non comparvero; si seppe, poi, che le com-
                   pagnie si erano scontrate, presso Cortona, con un distaccamento di retroguar-
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