Page 111 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 109
coi relativi cassoni costituiva tutta l’artigliera; 80 cartucce, l’armamento indi-
viduale.
Alle ore venti Garibaldi diede il segnale della partenza, e la colonna comin-
ciò a sfilare lentamente sotto gli archi di quella porta San Giovanni, dalla qua-
le, qualche mese dopo, doveva rientrare in Roma Pio IX, per risalire sul tro-
no restituitogli dalle baionette straniere.
LA RITIRATA
Garibaldi, non potendo gettarsi sulla destra del Tevere, verso la Toscana,
perché i ponti da quella parte erano in mano dei Francesi, aveva risolto di at-
tirare il nemico in direzione opposta a quella cui egli mirava, per poter poi,
con una rapida contromarcia, fargli perdere le proprie tracce.
Incamminò, per questo, la sua colonna sulla via Casilina, diretto a Val-
montone, spargendo la voce che si proponeva di marciare contro gli Spagno-
li; giunto, però, a Zagarolo, volse bruscamente a nord, verso Tivoli, ove giun-
se alle ore 7 del giorno 3.
Il generale Oudinot, frattanto, appresa la sortita di Garibaldi dalla città,
aveva subito dato incarico a due colonne, comandata l’una dal generale Mol-
lière e l’altra dal generale Morris, di inseguirlo: si diresse la prima verso Alba-
no e Frascati, la seconda verso Civita Castellana. La via degli Abruzzi doveva
essergli preclusa dal generale Nunziante, il quale aveva distaccato due Briga-
te borboniche a Tagliacozzo, nei dintorni d’Aquila; a Velletri e dintorni, sta-
va Fernandez de Cordoba, con i suoi reggimenti spagnoli. Gli Austriaci, infi-
ne, campeggiavano con grosse forze nelle Marche e nell’Umbria.
Ardua impresa era quella di sfuggire a tanti nemici, sparsi per tutte le vie,
bene armati ed equipaggiati, ed animati tutti dallo stesso odio per l’Eroe in-
vitto. Pure, Garibaldi l’affrontò con fiducia, riuscendo, con abilità veramen-
te geniale e con mobilità e celerità di movimenti quasi miracolose, a trarre in
salvo sé ed i suoi.
Da Tivoli, che lasciò al tramonto del 3, rimontò per un tratto il corso del-
l’Aniene, accreditando la voce che, per Arsoli e Tagliacozzo, mirasse a passa-
re negli Abruzzi, ma, giunto che fu sotto San Polo dei Cavalieri, avviò la co-
lonna su per una pessima carrareccia, che saliva al paese; precedendo il gros-
so, quindi, egli discendeva, con un piccolo drappello di lancieri, sull’altro ver-

