Page 108 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 108
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 106
106 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
Da una parte, i Francesi si preparavano all’assalto, ripartiti in tre grosse co-
lonne, agli ordini del colonnello Lespinasse; la prima di esse, composta di tre
compagnie scelte, della Divisione Rostolan, doveva attaccare direttamente il
recinto Aureliano, rincalzata da un’altra colonna, pure di tre compagnie, trat-
te dai reggimenti della stessa Divisione; una terza colonna, infine, aveva l’or-
dine di penetrare nel recinto dall’alto e cercare di attaccare alle spalle i difen-
sori. Una grossa riserva, al comando del colonnello Niel, si teneva pronta a
seguire le colonne d’attacco. Attacchi dimostrativi erano stati, anche questa
volta, predisposti a porta del Popolo ed a porta San Paolo.
Nelle linee garibaldine l’attacco era atteso. Villa Spada mezza diroccata,
ma ancora sede del quartier generale, era saldamente tenuta dal Manara, con
i suoi bersaglieri; di là verso nord fino alla porta San Pancrazio ed ai ruderi di
casa Savorelli erano distesi i legionari garibaldini ed i superstiti dei lancieri del
Masina. Le riserve erano appostate sul colle Pino ed a San Pietro in Monto-
rio; un distaccamento di bersaglieri fu mandato, all’ultimo momento, sul ba-
stione Merluzzo per difendere la casa e la breccia ivi esistenti.
Questo nucleo avanzato, comandato da un giovanetto non ancora diciot-
tenne, il tenente Emilio Morosini, fu il primo ad essere attaccato, verso le ore
due. La pioggia era cessata, ma il cielo era oscurissimo. Portatisi, inavvertiti,
fin sotto il bastione, i Francesi si avventarono sul manipolo di bersaglieri, e
dopo aspra mischia riuscirono a sopraffarli. Mentre con la sciabola e con le pi-
stole strenuamente si difendeva, incoraggiando in pari tempo i suoi, cadde,
gravemente ferito, il Morosini. Quattro bersaglieri si lanciarono a raccoglier-
lo e postolo sopra una barella si avviarono correndo, nelle tenebre, verso villa
Spada. Ma quando vi giunsero, la villa era già circondata dai Francesi, ch’era-
no riusciti ad irrompere nel recinto Aureliano; terrorizzati, i portatori depose-
ro la barella, per tentare di scampare alla prigionia. «Mirabile a dirsi - raccon-
tò Emilio Dandolo - fu visto allora quel povero giovanetto alzarsi ritto sulla
barella insanguinata, e posta mano alla spada che gli giaceva al lato, continua-
re, già morente, a difendere la propria vita, finché, colpito una seconda volta
nel ventre, ei cadde di nuovo. Commossi, a tanto e sì sventurato coraggio,
quei Francesi lo raccolsero e lo portarono all’ambulanza di trincea, ove morì,
dopo alcune ore, rassegnato, pregando, parlando della sua famiglia e strappan-
do le lacrime ai nemici stessi che accorrevano a vederlo per meraviglia».
Strenua e disperata fu la resistenza di villa Spada. Asserragliatisi nelle stan-
ze, dalle mura semidiroccate, invase dal fumo e già piene di feriti, Manara ed

