Page 108 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Da una parte, i Francesi si preparavano all’assalto, ripartiti in tre grosse co-
                   lonne, agli ordini del colonnello Lespinasse; la prima di esse, composta di tre
                   compagnie scelte, della Divisione Rostolan, doveva attaccare direttamente il
                   recinto Aureliano, rincalzata da un’altra colonna, pure di tre compagnie, trat-
                   te dai reggimenti della stessa Divisione; una terza colonna, infine, aveva l’or-
                   dine di penetrare nel recinto dall’alto e cercare di attaccare alle spalle i difen-
                   sori. Una grossa riserva, al comando del colonnello Niel, si teneva pronta a
                   seguire le colonne d’attacco. Attacchi dimostrativi erano stati, anche questa
                   volta, predisposti a porta del Popolo ed a porta San Paolo.
                      Nelle linee garibaldine l’attacco era atteso. Villa Spada mezza diroccata,
                   ma ancora sede del quartier generale, era saldamente tenuta dal Manara, con
                   i suoi bersaglieri; di là verso nord fino alla porta San Pancrazio ed ai ruderi di
                   casa Savorelli erano distesi i legionari garibaldini ed i superstiti dei lancieri del
                   Masina. Le riserve erano appostate sul colle Pino ed a San Pietro in Monto-
                   rio; un distaccamento di bersaglieri fu mandato, all’ultimo momento, sul ba-
                   stione Merluzzo per difendere la casa e la breccia ivi esistenti.
                      Questo nucleo avanzato, comandato da un giovanetto non ancora diciot-
                   tenne, il tenente Emilio Morosini, fu il primo ad essere attaccato, verso le ore
                   due. La pioggia era cessata, ma il cielo era oscurissimo. Portatisi, inavvertiti,
                   fin sotto il bastione, i Francesi si avventarono sul manipolo di bersaglieri, e
                   dopo aspra mischia riuscirono a sopraffarli. Mentre con la sciabola e con le pi-
                   stole strenuamente si difendeva, incoraggiando in pari tempo i suoi, cadde,
                   gravemente ferito, il Morosini. Quattro bersaglieri si lanciarono a raccoglier-
                   lo e postolo sopra una barella si avviarono correndo, nelle tenebre, verso villa
                   Spada. Ma quando vi giunsero, la villa era già circondata dai Francesi, ch’era-
                   no riusciti ad irrompere nel recinto Aureliano; terrorizzati, i portatori depose-
                   ro la barella, per tentare di scampare alla prigionia. «Mirabile a dirsi - raccon-
                   tò Emilio Dandolo - fu visto allora quel povero giovanetto alzarsi ritto sulla
                   barella insanguinata, e posta mano alla spada che gli giaceva al lato, continua-
                   re, già morente, a difendere la propria vita, finché, colpito una seconda volta
                   nel ventre, ei cadde di nuovo. Commossi, a tanto e sì sventurato coraggio,
                   quei Francesi lo raccolsero e lo portarono all’ambulanza di trincea, ove morì,
                   dopo alcune ore, rassegnato, pregando, parlando della sua famiglia e strappan-
                   do le lacrime ai nemici stessi che accorrevano a vederlo per meraviglia».
                      Strenua e disperata fu la resistenza di villa Spada. Asserragliatisi nelle stan-
                   ze, dalle mura semidiroccate, invase dal fumo e già piene di feriti, Manara ed
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