Page 109 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 107
i suoi bersaglieri si disposero a vender cara la vita. Per oltre due ore, essi ful-
minarono dalle finestre le file degli assaltatori; ma di momento in momento
vedevano anche il loro gruppo diradarsi. In ultimo, il Manara, essendosi ap-
pressato ad una finestra per spiare i movimenti di una batteria francese, che
stava cambiando posizione, fu colpito da una palla di carabina, che lo passò
da parte a parte. «Sono morto, - disse, cadendo, a Dandolo - ti raccomando
i miei figli». Ma anche a lui era riservata una lunga, straziante agonia; solo sul
mezzogiorno, infatti, si spense, ed il suo cadavere fu portato dai suoi bersa-
glieri, per le vie di Roma, sotto una pioggia di fiori, fino alla chiesa di San Lo-
renzo in Lucina.
Caduto Manara, fu segnato il destino anche di villa Spada. Garibaldi, che
fino allora aveva combattuto in primissima linea verso porta San Pancrazio e
casa Savorelli, cercando in tutti i modi di rianimare i suoi e di trattenere l’im-
peto dei Francesi, quando vide, ormai, che tutto precipitava, mandò ordini al
Medici di abbandonare, finalmente, il Vascello e di ritrarsi a porta San Pan-
crazio, per impedire che questa cadesse in mano al nemico; egli, invece, si
precipitò verso villa Spada.
Con la morte nel cuore, gli eroi della difesa leggendaria del Vascello ave-
vano obbedito all’ordine di lasciare quelle mura, consacrate dal sangue di tan-
ti loro compagni; ultimo dolore, doveva loro toccare di non vedere esplode-
re, a causa dell’umidità della miccia, la mina ch’essi avevano predisposta, per-
ché il nemico non potesse violare quella rovina, più splendida di qualsiasi
monumento.
Giunto a villa Spada, Garibaldi radunò attorno a sé pochi dei suoi legio-
nari e parte del reggimento di linea del Pasi, e li guidò ad un’ultima carica
contro le posizioni francesi, riuscendo in tal modo ad allargare il cerchio che
si stringeva attorno alla villa.
A mezzogiorno fu stipulata una breve tregua per raccogliere i morti ed i fe-
riti. Garibaldi veniva, intanto, chiamato all’Assemblea, ove si stava discuten-
do della resa, ormai inevitabile.
A cavallo, il Generale salì al Campidoglio, smontò ed entrò nella sala, tut-
tora sporco di polvere e di sangue, la fronte cosparsa di sudore, la sciabola di-
storta e semi sporgente dal fodero. Al suo apparire, tutti si levarono in piedi.
Con voce chiara, ma nella quale erano evidenti i segni dell’intima commozio-
ne, egli espresse il parere che convenisse, ormai, rinunciare a qualsiasi resi-
stenza, per salvare, almeno, la città della rovina estrema; unica via possibile,

