Page 109 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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impag. Libro garib CISM  19-02-2008  13:12  Pagina 107








                                                LA CAMPAGNA DEL 1849                      107




                      i suoi bersaglieri si disposero a vender cara la vita. Per oltre due ore, essi ful-
                      minarono dalle finestre le file degli assaltatori; ma di momento in momento
                      vedevano anche il loro gruppo diradarsi. In ultimo, il Manara, essendosi ap-
                      pressato ad una finestra per spiare i movimenti di una batteria francese, che
                      stava cambiando posizione, fu colpito da una palla di carabina, che lo passò
                      da parte a parte. «Sono morto, - disse, cadendo, a Dandolo - ti raccomando
                      i miei figli». Ma anche a lui era riservata una lunga, straziante agonia; solo sul
                      mezzogiorno, infatti, si spense, ed il suo cadavere fu portato dai suoi bersa-
                      glieri, per le vie di Roma, sotto una pioggia di fiori, fino alla chiesa di San Lo-
                      renzo in Lucina.
                         Caduto Manara, fu segnato il destino anche di villa Spada. Garibaldi, che
                      fino allora aveva combattuto in primissima linea verso porta San Pancrazio e
                      casa Savorelli, cercando in tutti i modi di rianimare i suoi e di trattenere l’im-
                      peto dei Francesi, quando vide, ormai, che tutto precipitava, mandò ordini al
                      Medici di abbandonare, finalmente, il Vascello e di ritrarsi a porta San Pan-
                      crazio, per impedire che questa cadesse in mano al nemico; egli, invece, si
                      precipitò verso villa Spada.
                         Con la morte nel cuore, gli eroi della difesa leggendaria del Vascello ave-
                      vano obbedito all’ordine di lasciare quelle mura, consacrate dal sangue di tan-
                      ti loro compagni; ultimo dolore, doveva loro toccare di non vedere esplode-
                      re, a causa dell’umidità della miccia, la mina ch’essi avevano predisposta, per-
                      ché il nemico non potesse violare quella rovina, più splendida di qualsiasi
                      monumento.
                         Giunto a villa Spada, Garibaldi radunò attorno a sé pochi dei suoi legio-
                      nari e parte del reggimento di linea del Pasi, e li guidò ad un’ultima carica
                      contro le posizioni francesi, riuscendo in tal modo ad allargare il cerchio che
                      si stringeva attorno alla villa.
                         A mezzogiorno fu stipulata una breve tregua per raccogliere i morti ed i fe-
                      riti. Garibaldi veniva, intanto, chiamato all’Assemblea, ove si stava discuten-
                      do della resa, ormai inevitabile.
                         A cavallo, il Generale salì al Campidoglio, smontò ed entrò nella sala, tut-
                      tora sporco di polvere e di sangue, la fronte cosparsa di sudore, la sciabola di-
                      storta e semi sporgente dal fodero. Al suo apparire, tutti si levarono in piedi.
                      Con voce chiara, ma nella quale erano evidenti i segni dell’intima commozio-
                      ne, egli espresse il parere che convenisse, ormai, rinunciare a qualsiasi resi-
                      stenza, per salvare, almeno, la città della rovina estrema; unica via possibile,
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