Page 105 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 103
le truppe fossero molto stanche per la lotta che sostenevano da due settima-
ne o che soverchiamente fidassero nella vigilanza delle sentinelle, fatto sta che
si lasciarono completamente sorprendere. Verso le ore 23, il tenente colonnel-
lo Rossi, mentre stava ultimando un giro di ronda sul bastione n. 6, si sentì
improvvisamente afferrare da alcuni soldati francesi: al suo grido soffocato di
allarme, una sola sentinella rispose: le altre, dopo aver lanciato qualche scari-
ca nel buio, ripiegarono in disordine nella casa Barberini ed a San Cosimato,
ove furono poi facilmente circondate e soverchiate.
Grande fu la costernazione di Roma, quando, allo spuntar del giorno, si
apprese che il nemico era ormai nelle mura della città; si parlò, perfino, di tra-
dimento. Mazzini ed il generale Roselli avrebbero voluto immediatamente
chiamare il popolo alla riscossa e lanciare soldati e cittadini alla riconquista
delle mura; ma questa volta trovarono opposizione al loro disegno proprio in
quel Garibaldi, che si era mostrato sempre propenso ad osare ogni ardimen-
to.
Il generale, piuttosto che tentare un’impresa che giudicava destinata a si-
curo fallimento, espresse il parere che si dovesse porre mano al pronto raffor-
zamento di una seconda linea, determinata dall’antico recinto Aureliano; e si
mostrò saldo nel suo proposito, anche quando Mazzini fece suonare a stormo
le campane della città ed usò verso il generale parole molto concitate.
Dall’altura che era coronata dalla casa Savorelli e dove anticamente sorge-
va l’Arx Janiculensis di Anco Marzio, scendevano fino al basso Trastevere le
mura che l’imperatore Aureliano aveva costruite a difesa contro le orde bar-
bariche, incalzanti a dare il colpo di grazia all’Impero morente. Queste, Ga-
ribaldi volle che fossero gli ultimi spalti per la difesa della Repubblica roma-
na; capisaldi della nuova linea dovevano essere il casino Savorelli, ove stava il
Manara, con i suoi bersaglieri e parte della legione italiana, e villa Spada, che
fu fatta occupare dal Sacchi con un’altra corte della stessa legione. Il bastione
Merluzzo, sulle mura di Urbano VIII, era occupato come avamposto; e ba-
luardo avanzatissimo e glorioso rimaneva pur sempre il Vascello, ove Giaco-
mo Medici, impavido tra il fumo e la polvere, si manteneva ritto fra le rovi-
ne. Dal piazzale di San Pietro in Montorio le poche batterie superstiti lancia-
vano le loro ultime scariche.
Da villa Spada si tentò anche, nella giornata stessa del 22, un assalto alla
prospiciente casa Barberini, ma, dopo una lotta furiosa entro il cortile e le ca-
mere di essa, le due compagnie della legione Medici ch’erano riuscite a pene-

