Page 101 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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LA CAMPAGNA DEL 1849 99
colonnello Amadei; si trattava, cioè di costruire degli approcci alle posizioni
francesi, e qualche passaggio coperto verso i casini Corsini e Pamphili, per
tentarne la riconquista. Dolorosamente, fu proprio a causa di questi lavori
che un grave incidente nacque tra il generale Garibaldi e l’Amadei, dovuto,
più che altro, alla debolezza del comando in capo ed alla mancata definizio-
ne delle precise attribuzioni di ciascuno. Fatto sta che Garibaldi, inasprito per
il lento andamento dei lavori, per le continue ed insistenti richieste di uomi-
ni da parte del colonnello Amadei e soprattutto per aver ritenuto che questi
avesse dato l’ordine ad alcuni elementi del reggimento «Unione» di ingaggia-
re un piccolo scontro con gli avversari, il mattino del 12 giugno, fece arresta-
re, senz’altro il colonnello e lo mandò al ministro della guerra, con l’ordine di
farlo fucilare «per negligenza di servizio nel punto più avanzato di una città
assediata». Il generale Avezzana, benché l’arresto ordinato da Garibaldi gli ap-
parisse non regolare, essendo l’Amadei, quale comandante del genio, dipen-
dente dal comandante in capo, lo confermò tuttavia, inviando il colonnello a
Castel Sant’Angelo; ma, dopo coscienziosa inchiesta, trovò il modo di risol-
vere l’incidente, prosciogliendo il colonnello da qualsiasi addebito.
Questo nuovo dissenso, però, non fu senza ripercussioni sulla difesa; al co-
lonnello Amadei fu sostituito il maggiore del genio Odoardo Romiti, ma, es-
sendo questi giudicato troppo arrendevole agli ufficiali garibaldini ed anche
per solidarietà col colonnello Amadei, alcuni ufficiali del genio si spinsero fi-
no ad abbandonare i lavori di fortificazione, né il conflitto si attenuò quan-
do l’Amadei fu tornato al suo posto di comando.
I lavori, quindi, non ebbero che un principio di esecuzione e così anche -
sembra per volere di Garibaldi - si omise la costruzione di alcuni trinceramen-
ti, anch’essi già progettati, tra le vecchie mura Aureliane e le gole dei bastio-
ni, a sinistra di porta San Pancrazio, e l’abbattimento della casa Savorelli, al-
to edificio, entro la porta stessa, ove Garibaldi aveva posto il suo quartier ge-
nerale, e che, per la sua posizione elevata, sarebbe stato meglio trasformare in
un ridotto. Vero è, d’altronde, che l’esecuzione di questi lavori non avrebbe
potuto mutare le sorti dell’assedio; si sarebbe riusciti, tutt’al più, ad impedi-
re ai Francesi di impadronirsi della città così facilmente, come loro fu dato il
21 giugno.
II generale Oudinot, subito dopo la giornata del 3 giugno, aveva fatto ini-
ziare la costruzione di parallele d’approccio, nell’intento di avanzare lenta-
mente sotto le mura e di praticarvi delle brecce, per le quali penetrare in cit-

